Strade urbane ciclabili: Milano pensa di introdurle in Italia
L'ipotesi sui controviali di quattro strade principali della città

Il sindaco milanese Giuseppe Sala sta portando avanti da tempo una ‘battaglia’ contro le automobili. Dall’introduzione di Area C e Area B, ai vari divieti per categorie di auto, passando per un incremento notevole di piste ciclabili all’interno della città, riducendo spesso le corsie o i parcheggi per le vetture. Il prossimo step potrebbe essere l’introduzione delle strade urbane ciclabili, una nuova categoria di strade, in cui chi va in bici ha sempre la precedenza.
Di cosa si tratta
Questa tipologia di carreggiate è stata introdotta con una norma (Art. 2, comma 2-bis) del Codice della Strada nel 2020, ma nessuno in Italia le ha mai implementate. Una novità legata alla mobilità sostenibile e dedicata ad un maggior utilizzo delle biciclette all’interno dei contesti cittadini. Nel dettaglio, si tratta di una via a carreggiata unica all’interno di aree urbane, dove il limite massimo di velocità è di 30 chilometri orari. E, dove, i ciclisti hanno la precedenza sugli altri veicoli.
Per essere considerata tale, inoltre, una strada urbana ciclabile deve essere chiaramente delimitata da segnaletica verticale e orizzontale, con segnali ben visibili e riconoscibili sia per i ciclisti sia per gli automobilisti. Inoltre, i ciclisti possono anche viaggiare affiancati in gruppo, anche in numero superiore a due, rafforzando la visibilità e la sicurezza. Come dicevamo, non sono ancora presenti nelle città italiane, mentre non mancano all’estero, soprattutto nel Nord Europa.
L’idea di Milano
Milano sta pensando di diventare pioniera in Italia e di sperimentare questo nuovo tipo di strade. Rientra all’interno del piano Möves, del capoluogo lombardo, dedicato alla mobilità pedonale e ciclistica, in cui sono comprese anche le più tradizionali piste ciclabili, aumentate sensibilmente nella città meneghina dal 2020 ad oggi. Questo documento definisce una rete complessiva di 565 chilometri, di cui 210 di rete principale e 355 di rete secondaria. Al momento, ne è stata completata poco meno della metà, anche se alcuni itinerari superano l’80%.
Tornando alle strade urbane ciclabili, il Comune di Milano ha individuato nei controviali i punti ideali per queste carreggiate e dove, presumibilmente, ci sarà la sperimentazione, previa tuttavia l’approvazione dopo il confronto tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Palazzo Marino. Si tratterebbe delle strade parallele di Corso Sempione, Viale Certosa, Viale Fulvio Testi e Viale delle Regioni, con l’ipotesi di trasformarle appunto nelle prime ‘strade ciclabili’.
Si tratta di quattro zone focali della circolazione milanese, dove giornalmente migliaia di cittadini si muovono per raggiungere le proprie destinazioni, principalmente lavorative, e dove sono anche presenti un po’ di parcheggi, per la maggior parte per residenti o con le strisce blu a pagamento. I controviali, se verrà approvato il passaggio a strade urbane ciclabili, diventerebbero prioritari per i ciclisti, con una velocità massima di 30 chilometri orari.
”Risparmio e influenze positive sulla salute”
Il piano Möves è stato studiato con l’obiettivo di rendere bici e spostamenti a piedi un pilastro della mobilità urbana. “Ogni anno chi si sposta abitualmente in automobile perde centinaia di ore a causa del traffico – scrive il Comune di Milano – Ma se sempre più persone si muovessero in bicicletta, occuperebbero meno spazio rispetto alle auto, si ridurrebbe la congestione stradale e si migliorerebbe l’efficienza del trasporto pubblico. Una positiva conseguenza sarebbe poi una significativa riduzione delle emissioni di gas serra e degli inquinanti atmosferici”.
Inoltre, scrive sempre il Comune, per chi utilizza la bici per spostarsi ci sono un risparmio economico e “influenze positive sulla salute: 20 minuti al giorno in bicicletta possono ridurre del 10% il rischio di mortalità, con diminuzione del 50% del rischio di malattie cardiovascolari e di diabete negli adulti e del 30% del rischio di sviluppare ipertensione. Inoltre, nelle ore di punta la bicicletta è anche più veloce dell’automobile con una velocità media tra i 17 e i 24 km all’ora rispetto ai 17 dell’auto”.
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