Auto cinesi: le misure Ue tra dazi e Industrial Accelerator Act
Il commento di Andrea Taschini e il quadro ufficiale: dazi fino al 35,3%, l'allarme di Séjourné e l'Industrial Accelerator Act

«È sconcertante: adesso l’Europa sarebbe pronta a difendere le imprese dalla Cina» ha scritto Andrea Taschini, advisor e manager automotive, in un commento pubblicato sul Diario di Forum AutoMotive il 2 settembre 2026, dopo un titolo del Sole 24 Ore sulla nuova postura più dura dell’Unione Europea verso Pechino. Ma cosa prevedono davvero, oggi, le misure con cui Bruxelles dice di voler proteggere l’industria automobilistica dalla concorrenza cinese?
La critica di Andrea Taschini: «La frittata è fatta»
Nel suo commento, Taschini contesta la tempistica della svolta europea: secondo l’advisor automotive, l’Unione avrebbe trascorso anni ad aumentare i costi dell’industria europea, a imporre una transizione ecologica «costruita senza valutare fino in fondo le conseguenze industriali» e ad accrescere la dipendenza dalla Cina, osservando «quasi passivamente» l’allargarsi degli squilibri commerciali, quantificati dall’autore in circa 1 miliardo di euro al giorno. «Impianti, competenze, investimenti, quote di mercato e intere filiere industriali non si ricostruiscono con una conferenza stampa», scrive Taschini, chiedendosi chi abbia «costruito una rappresentazione sbagliata della realtà» possa oggi presentarsi come chi ne correggerà le conseguenze.
I dazi Ue sulle auto elettriche cinesi: dal 7,8% al 35,3%
Le misure a cui fa riferimento il dibattito non sono nuove: già il 29 ottobre 2024 la Commissione Europea ha adottato il Regolamento (UE) 2024/2754, che impone dazi compensativi definitivi sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria (BEV) prodotti in Cina, in vigore dal 30 ottobre 2024 per la durata di cinque anni. Le aliquote, calcolate produttore per produttore in base al livello di sussidi statali ricevuti, vanno dal 7,8% al 35,3% e si sommano al dazio doganale standard del 10% già applicato alle importazioni di auto. Nonostante i dazi, secondo i dati di mercato la crescita delle immatricolazioni di marchi cinesi in Europa è proseguita anche nei mesi successivi alla loro introduzione.
Séjourné: «L’industria automobilistica europea è in pericolo mortale»
Il tono dell’allarme europeo si è fatto più netto lo scorso 7 luglio 2026, quando il commissario Ue al Mercato interno Stéphane Séjourné ha dichiarato al Parlamento Europeo che l’industria automobilistica del continente si trova ancora in «pericolo mortale» a causa della sovracapacità produttiva cinese nel settore elettrico. Séjourné ha accusato Pechino di perseguire una «strategia predatoria», sostenendo che i modelli cinesi rappresentano ormai oltre il 15% del segmento delle auto elettrificate vendute in Europa e che la sovrapproduzione sussidiata da Pechino, stimata dal commissario in circa 10.000 euro per veicolo, costringe gli stabilimenti europei a operare ben al di sotto della capacità produttiva, alimentando il rischio di licenziamenti su larga scala in un settore che vale circa 13 milioni di posti di lavoro nell’Unione.
L’Industrial Accelerator Act: la risposta industriale di Bruxelles
Sul fronte industriale, la Commissione Europea ha presentato il 4 marzo 2026 la proposta di Industrial Accelerator Act, un provvedimento pensato per rafforzare le filiere produttive strategiche del continente, incluso l’automotive. Il testo introduce una definizione a tre livelli di «veicolo europeo», che prevede l’assemblaggio obbligatorio nell’Unione, una soglia immediata di contenuto locale del 70% per la produzione automobilistica e una soglia specifica del 50% per i componenti critici, da raggiungere entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento. L’obiettivo dichiarato è applicare criteri «Made in EU» e a basse emissioni negli appalti pubblici e negli incentivi, riducendo la dipendenza da fornitori extra-Ue nelle fasi più sensibili della filiera.
Il nodo dell’elusione: produzione cinese in Marocco ed Egitto
Accanto ai dazi diretti, la Commissione ha acceso i riflettori anche su un’altra criticità: il commissario al Commercio Maroš Šefčovič ha segnalato come i massicci investimenti cinesi nella produzione di veicoli elettrici in Paesi come Marocco ed Egitto, entrambi legati all’Ue da accordi di associazione commerciale, permettano a marchi come BYD e Geely di aggirare i dazi pensati per le importazioni dirette dalla Cina. La Commissione ha inoltre avviato dall’inizio del 2025 un «dialogo strategico» con l’industria automobilistica europea, nel tentativo di coordinare una risposta comune alla crisi di competitività di marchi come Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz di fronte all’avanzata dei produttori cinesi.
Domande frequenti sulle misure Ue contro la concorrenza cinese nell’auto
Quali dazi applica oggi l’Ue alle auto elettriche cinesi?
Dal 30 ottobre 2024 l’Unione Europea applica dazi compensativi definitivi che vanno dal 7,8% al 35,3% sulle importazioni di veicoli elettrici a batteria prodotti in Cina, calcolati produttore per produttore in base ai sussidi statali ricevuti, in aggiunta al dazio doganale standard del 10%. La misura, introdotta con il Regolamento (UE) 2024/2754, resterà in vigore per cinque anni.
Cosa ha detto il commissario Séjourné sull’industria auto europea?
Il 7 luglio 2026, parlando al Parlamento Europeo, il commissario Ue al Mercato interno Stéphane Séjourné ha affermato che l’industria automobilistica europea è ancora in «pericolo mortale» a causa della sovracapacità cinese, accusando Pechino di una «strategia predatoria» che sta erodendo le quote di mercato dei costruttori europei.
Cos’è l’Industrial Accelerator Act?
È la proposta legislativa presentata dalla Commissione Europea il 4 marzo 2026 per rafforzare le filiere industriali strategiche, incluso il settore automotive, introducendo soglie di contenuto locale (fino al 70% per la produzione di veicoli e al 50% per i componenti critici) e criteri «Made in EU» negli appalti pubblici e negli incentivi.
Come fanno i marchi cinesi ad aggirare i dazi Ue?
Secondo il commissario al Commercio Maroš Šefčovič, alcuni produttori cinesi come BYD e Geely stanno investendo nella produzione in Paesi come Marocco ed Egitto, che hanno accordi di associazione commerciale con l’Ue: le auto assemblate lì possono così raggiungere il mercato europeo senza scontare i dazi pensati per le importazioni dirette dalla Cina.
Che quota di mercato hanno oggi le auto cinesi elettrificate in Europa?
Secondo i dati citati dal commissario Séjourné a luglio 2026, i modelli cinesi rappresentano oltre il 15% del segmento delle auto elettrificate vendute in Europa, nonostante i dazi compensativi in vigore dal 2024.
Perché il commento di Andrea Taschini critica la linea Ue sulla Cina?
Nel suo intervento sul Diario di Forum AutoMotive, Taschini sostiene che l’Unione Europea abbia contribuito per anni ad aumentare la dipendenza industriale dalla Cina attraverso scelte di policy poco valutate negli effetti industriali, e si mostra scettico sul fatto che la stessa Commissione che ha «sbagliato diagnosi e terapia» possa ora correggerne efficacemente le conseguenze solo con nuovi annunci.
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