Auto elettrica, Enrico Pagliari (ACI): “In Italia frenata anche da infrastrutture carenti”

Il responsabile automotive di ACI analizza i numerosi problemi dell'automotive fra transizione ecologica e mercato fermo

Auto elettrica, Enrico Pagliari (ACI): “In Italia frenata anche da infrastrutture carenti”

La complessa situazione del mercato automobilistico italiano, la scarsa diffusione dell’auto elettrica nel nostro Paese e l’accelerata evoluzione dei veicoli, sotto la spinta dell’intelligenza artificiale e della guida autonoma, sono alcune delle questioni affrontare da Enrico Pagliari, responsabile automotive di ACI, in un recente intervista rilasciata a Tgcom24.

Mercato stagnante e parco auto sempre più vecchio

Parlando della flessione di circa il 2% del mercato auto italiano nel 2025 rispetto all’anno precedente, Pagliari afferma: “Il mercato in questo periodo è purtroppo stagnante. Non è più il periodo del rinnovo del parco auto. Il problema grosso, che si sta evidenziando in questi anni, è l’aumento dell’età media dei veicoli. Siamo passati dal 2010 ad oggi, da 8 anni e 2 mesi di anzianità media a 13 anni, con una crescita costante in questi anni. I problemi sono tanti, – prosegue Pagliari – il primo sono i costi delle auto, in relazione al portafoglio degli utenti che poi devono comprare le auto. Così si tende a tenere il veicolo vecchio, con tutti i problemi che ne conseguono in termini di sicurezza e di inquinamento”.

I problemi dell’auto elettrica in Italia

Sulla bassa diffusione dell’auto elettrica in Italia, Pagliari dichiara: “Ci sono vari problemi in Italia su questo fronte, il primo è infrastrutturale, non abbiamo una capillare rete di colonnine di ricarica. Ma c’è anche un problema di produzione di energia elettrica pulita, così come di distribuzione: le reti elettriche delle nostre città sono degli anni ’50, quindi se dobbiamo aumentare il consumo c’è bisogno di investire fortemente in reti e colonnine”.

“Sull’auto elettrica – aggiunge Pagliari – ho una certa utopia. Piuttosto che andare alla colonnina e attaccare la spina, mi piacerebbe andare in una stazione di servizio, rimuovere il pacco batteria esausto e metterne uno nuovo. Ma so bene che rimane una mia utopia, e che dietro ci sono problemi di standardizzazione che collidono con gli obiettivi delle Case costruttrici”.

Sui passi indietro del Gren Deal europeo

Parlando della parziale marcia indietro dell’Europa sullo stop ai motori termici al 2035, Pagliari afferma: “Mi aspettavo una mossa del genere perché serve una fase di transizione più lunga. L’inziale scelta di puntare tutto e solo sull’elettrico è stata forte. Bisogna invece aprire alla neutralità tecnologica, comprendendo i biocarburanti, magari l’idrogeno, gli e-fuel. È poi il mercato a decidere qual è la tecnologia più opportuna”.

“Per le Case auto europee – sottolinea Pagliari – passare ai veicoli elettrici comporta una serie di investimenti importanti. A ciò si aggiunge il fatto che i veicoli stanno cambiando, sono sempre più a guida assistita, domani saranno autonomi. Quindi c’è una componente tecnologica sempre maggiore e anche quella richiede investimenti. E questo comporta gli alti costi delle vetture moderne”.

Concorrenza cinese e affidabilità

Parlando della presenza delle auto cinesi sul nostro mercato, Pagliari solleva la questione dell’affidabilità, affermando che: “Mentre sulla sicurezza delle tecnologia delle vetture cinesi sono stati fatti passi avanti rispetto a qualche anno fa, rimane qualche problema di affidabilità nel tempo, perché molte Case cinesi hanno investito tanto nella rete di vendita in Europa ma non hanno previsto una rete di distribuzione per la manutenzione dei veicoli”.

La scelta dell’ibrido

Alla domanda su quale auto sceglierebbe oggi, Pagliari, spiegando che non vive in città ed ha problemi di disponibilità di colonnine elettriche nelle vicinanze alla sua abitazione, ha affermato: “Sceglierei sicuramente un ibrido benzina, perché inquina un po’ di meno e consuma un po’ di meno. Comprerei quello perché non c’è ancora quella facilità a ricaricare le auto elettriche. Anche se c’è una rete in ascesa, oggi con 70.000 colonnine, un terzo di queste non è operativo e tre su quattro sono a ricarica lenta, costringendoti a stare attaccato per diverse ore”.

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