Auto elettriche, il mito degli incendi smentito dai numeri
Auto elettriche e incendi: i dati mostrano rischi inferiori rispetto alle ibride
Quando un’auto a benzina o diesel prende fuoco, nella maggior parte dei casi la notizia resta confinata alla cronaca locale. Intervengono i vigili del fuoco, l’area viene messa in sicurezza, le autorità effettuano i rilievi e, salvo conseguenze particolari, la vicenda finisce lì. Se invece a incendiarsi è un’auto elettrica, la reazione cambia completamente: le immagini iniziano a circolare sui social, il caso viene ripreso dai media e il dibattito si accende in poche ore. È un meccanismo comprensibile. Le auto elettiche vengono ancora percepite da molti come una tecnologia nuova, diversa, in qualche modo più difficile da interpretare.
Le auto ibride registrano più incendi delle auto elettriche ma nessuno ne parla
Quando brucia una batteria ad alta tensione, l’incendio appare più spettacolare e spesso richiede procedure più complesse rispetto a un veicolo tradizionale. Questo però non significa che le auto elettriche prendano fuoco più spesso. Anzi, i numeri disponibili raccontano una realtà diversa. In Norvegia, dove la mobilità elettrica è ormai molto diffusa, il tasso di incendio delle auto a batteria è pari a 0,034, contro lo 0,195 dei veicoli termici. Il confronto è netto e aiuta a ridimensionare una convinzione piuttosto diffusa: più auto elettriche in circolazione non significa automaticamente più incendi.
Anche la Svezia va nella stessa direzione. Pur essendo lontana dai livelli norvegesi di diffusione dell’elettrico, resta un mercato avanzato e attento alla transizione. Qui il rischio stimato per i veicoli con motore a combustione risulta da otto a dieci volte superiore rispetto a quello delle elettriche. Il quadro è simile negli Stati Uniti. Secondo i dati aggregati tra il 2020 e il 2025, su oltre 51.000 incendi di veicoli registrati, il 99,39% ha coinvolto auto termiche. Le ibride e plug-in rappresentano lo 0,43%, mentre le elettriche pure si fermano appena allo 0,17%. Sono percentuali che riportano il tema su un piano più concreto, lontano dall’emotività generata dai singoli episodi.
Questo non vuol dire che un’auto elettrica non possa incendiarsi. Il rischio zero non esiste per nessuna tecnologia. Il punto è un altro: la frequenza degli incendi è molto più bassa di quanto spesso si pensi. A fare notizia è soprattutto la gestione dell’evento, perché un incendio che coinvolge una batteria può richiedere tempi più lunghi, più acqua e interventi specifici da parte dei soccorritori.
Il vero elemento da osservare con attenzione riguarda invece le auto ibride. In questi veicoli convivono un motore termico e una batteria ad alta tensione. Da una parte ci sono carburante, lubrificanti e alte temperature tipiche dei motori a combustione; dall’altra c’è la componente elettrica, che in caso di incendio può complicare ulteriormente l’intervento.
Secondo i dati AutoInsuranceEZ riferiti al parco americano, gli ibridi registrano oltre 3.400 incendi ogni 100.000 veicoli, un valore superiore a quello delle auto termiche pure. È un dato interessante, anche perché l’ibrido viene spesso visto come la soluzione più rassicurante della transizione, una via di mezzo meno impegnativa rispetto alle auto elettriche al 100%.
Nel frattempo, la tecnologia delle batterie continua a evolversi. Le batterie LFP, al litio-ferro-fosfato, stanno guadagnando spazio perché offrono una maggiore stabilità termica rispetto ad altre chimiche. Guardando più avanti, le batterie allo stato solido potrebbero rappresentare un passaggio decisivo, eliminando l’elettrolita liquido infiammabile e alzando sensibilmente la soglia di innesco del thermal runaway.
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