Auto, il Governo cambia marcia: 1,343 miliardi per rilanciare la filiera

Il nuovo DPCM automotive mette al centro la filiera italiana, con 1,343 miliardi di euro per sostenere innovazione, sviluppo e transizione della mobilità

Auto, il Governo cambia marcia: 1,343 miliardi per rilanciare la filiera

Il settore automotive italiano incassa una misura attesa da tempo, in una fase in cui la filiera ha bisogno di risposte concrete e non solo di annunci. Con il via libera al nuovo DPCM automotive, il Governo mette a disposizione 1,343 miliardi di euro per sostenere le imprese del comparto, oggi chiamate ad affrontare una trasformazione profonda.

Il nuovo DPCM automotive mette al centro la filiera italiana

La cifra è significativa. Supera di circa 250 milioni di euro le previsioni formulate a inizio anno e arriva in un momento delicato per l’industria dell’auto. La transizione energetica corre, l’elettrificazione impone nuovi investimenti, la digitalizzazione cambia prodotti e processi, mentre la concorrenza internazionale, soprattutto asiatica, diventa sempre più aggressiva.

Il cuore del provvedimento, però, non è soltanto l’ammontare delle risorse. La vera novità è il cambio di prospettiva. Rispetto al passato, il Governo sceglie di spostare il baricentro dagli incentivi diretti all’acquisto verso il sostegno agli investimenti produttivi. Meno bonus generalizzati, quindi, e più attenzione a chi produce, innova e mantiene competenze industriali sul territorio.

Oltre il 70% dei fondi, pari a circa 1 miliardo di euro, sarà destinato alla filiera attraverso accordi per l’innovazione, contratti di sviluppo e nuovi mini contratti di sviluppo. Questi ultimi sono pensati soprattutto per le piccole e medie imprese della componentistica, spesso meno visibili dei grandi costruttori ma decisive per la tenuta dell’intero sistema automotive italiano.

Sono aziende che lavorano ogni giorno su componenti, tecnologie, materiali, elettronica, meccanica e processi produttivi. Realtà che per anni hanno rappresentato uno dei punti di forza dell’industria nazionale e che oggi devono adattarsi a un mercato molto diverso da quello del passato. Servono nuove competenze, nuovi impianti, ricerca, sviluppo e capacità di riconversione.

I mini contratti di sviluppo vanno proprio in questa direzione: aiutare le imprese a investire, aggiornarsi e restare competitive. L’obiettivo è evitare che la transizione si trasformi in una frattura, lasciando indietro una parte importante della filiera.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito il decreto una spinta alla ricerca e alle nuove tecnologie della mobilità. Il provvedimento arriva mentre molte case automobilistiche stanno rivedendo i propri piani industriali, costrette a fare i conti con una domanda incerta, regole europee stringenti e una pressione crescente da parte dei produttori asiatici.

Non tutto, comunque, sarà destinato alla produzione. Una parte delle risorse finanzierà misure legate alla mobilità sostenibile. Nel pacchetto rientrano incentivi per il rinnovo dei veicoli commerciali, contributi per le colonnine di ricarica, leasing sociale, retrofit a gas e sussidi per ciclomotori, motocicli e quadricicli.

Il Governo guarda anche ai prossimi passaggi. Già a luglio dovrebbero essere ripristinati altri 251 milioni di euro, inizialmente destinati ad altre emergenze di bilancio, tra cui il taglio delle accise per contenere il caro carburanti. La partita, però, non si gioca solo in Italia. Il Mimit vuole portare avanti anche il confronto europeo, sostenendo il principio del Made in Europe, la revisione delle norme sulle emissioni di CO2 e l’attuazione dell’Industrial Accelerator Act.

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