Ferrari Luce, ostacolo Mazda sul nome della prima elettrica di Maranello
Rischio cambio nome per la prima elettrica del cavallino rampante
Ferrari continua ad avvicinarsi, un passo alla volta, al momento più delicato e simbolico della sua prossima stagione industriale: la presentazione definitiva di Ferrari Luce, la prima elettrica di serie nella storia del Cavallino Rampante. Dopo mesi di anticipazioni, teaser e indiscrezioni, a febbraio la casa di Maranello ha mostrato gli interni del modello, confermando anche il nome scelto per il progetto e legandolo a un’impostazione stilistica e tecnologica molto diversa da quella delle Ferrari tradizionali. Secondo diverse ricostruzioni pubblicate in queste settimane, il nome “Luce” sarebbe stato depositato da Ferrari in Italia il 9 febbraio 2026, proprio in concomitanza con la presentazione dell’abitacolo sviluppato con il contributo di Jony Ive.
Ferrari Luce, scoppia il caso
Fin qui, tutto secondo copione. O quasi. Perché nelle ultime ore è emersa una possibile complicazione che rischia di sporcare il percorso di avvicinamento al debutto ufficiale. Al centro della vicenda c’è Mazda, che avrebbe a sua volta registrato il marchio “Luce” in Giappone il 4 marzo 2026. Non si tratta di un nome qualsiasi né di una società sconosciuta pronta a monetizzare su un deposito opportunistico: nel caso del costruttore di Hiroshima, “Luce” è infatti una denominazione con un preciso peso storico all’interno della propria gamma. Alcune testate specializzate parlano già di una potenziale contestazione formale capace di complicare i piani di branding di Ferrari almeno in alcuni mercati, anche se al momento non risultano comunicazioni ufficiali pubbliche di Mazda o Ferrari che definiscano con precisione la natura dell’azione.
Il punto, in effetti, è tutt’altro che marginale. Mazda Luce è stata una delle ammiraglie della casa giapponese dal 1966 al 1991, ed è stata venduta in numerosi mercati internazionali anche con la sigla 929. Mazda stessa, nelle sue pagine ufficiali dedicate alla storia del marchio, ricorda la Luce come un modello importante della propria evoluzione, nato negli anni Sessanta e poi declinato anche nella celebre Luce Rotary Coupé del 1969. Non solo: il richiamo a quella eredità è rimasto vivo nel tempo, tanto che il costruttore ha più volte valorizzato quel nome e quella stagione progettuale nel racconto della propria tradizione stilistica e tecnica.
È anche per questo che il caso non può essere liquidato come una semplice coincidenza burocratica. Quando un nome ha una sedimentazione storica, commerciale e perfino identitaria, il terreno si fa immediatamente più scivoloso. Ferrari, dal canto suo, sembra aver costruito il lancio della sua prima BEV attorno a un’immagine molto precisa: “Luce” richiama leggerezza, innovazione, rottura con il passato ma anche una certa idea di italianità e di pulizia formale. Il problema è che, proprio mentre Maranello cerca di accompagnare il pubblico verso un prodotto destinato a segnare una cesura nella storia del marchio, il nome scelto rischia di trasformarsi in una fonte di incertezza. E in operazioni di questo tipo il branding conta quasi quanto il prodotto stesso.

Per capire quanto la questione possa diventare scomoda basta guardare a un precedente recente e molto discusso: Alfa Romeo Milano. Nell’aprile 2024, poche ore dopo il lancio, Stellantis fu costretta a rinominare il modello in Junior, chiudendo in fretta una polemica che, nel suo caso, nasceva da motivazioni diverse, legate all’uso di un nome italiano per un’auto prodotta in Polonia. Dal punto di vista sostanziale le due vicende non coincidono, ma sul piano comunicativo il rischio è simile: trovarsi costretti a intervenire sul nome proprio nel momento di massima esposizione mediatica, quando campagne, teaser e percezione pubblica sono già partiti.
Ferrari ha ancora qualche settimana per disinnescare il problema. Secondo le anticipazioni circolate sulla stampa specializzata, la presentazione completa di Ferrari Luce è attesa per il 25 maggio 2026 a Roma, con avvio degli ordini entro fine anno e arrivo su strada nel 2027. Proprio per questo, l’eventuale apertura di un contenzioso o anche solo l’incertezza sul nome arriverebbe nel momento meno opportuno. Un accordo tra le parti resta l’ipotesi più lineare, soprattutto se Ferrari volesse preservare la denominazione almeno nei mercati principali o limitarne l’uso dove il rischio giuridico è più alto. Ma finché la situazione non sarà chiarita, resta aperto uno scenario che fino a pochi giorni fa sembrava improbabile: la prima Ferrari elettrica della storia potrebbe dover debuttare con un nome diverso da quello con cui è stata raccontata finora.
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