Itama 54 2026: la prova dello yacht open a motore da Cannes
Le sensazioni di Maurizio Bulleri sul modello italiano
Costruire barche non è un’impresa impossibile, ma costruire ottime barche è veramente difficilissimo. Quante volte ho sentito annunciare progetti rivoluzionari che poi però non hanno lasciato alcun segno. C’è un cantiere che merita il massimo rispetto e la massima attenzione, perché sino dalla sua fondazione ha realizzato scafi capaci di navigare magnificamente e, nel corso della sua lunghissima storia, non ha mai cambiato rotta. Questo è il suo ultimo modello: Itama 54.
Itama è un marchio del Gruppo Ferretti. Nel suo DNA c’è la secolare tradizione nautica italiana e al tempo stesso l’innovazione. Questo modello viene costruito nel nuovo sito produttivo a Ravenna. Lungo 16 metri e 44 centimetri, con un baglio massimo di 4 metri e 73 centimetri, è il risultato della collaborazione tra il comitato strategico di prodotto Ferretti Group, presieduto dall’ingegner Piero Ferrari, e la direzione engineering del gruppo. Il design di interni ed esterni è di Tommaso De Luca. Lo scopo di questo nuovo progetto è offrire un maggiore comfort nelle aree living.
Le caratteristiche
Il profilo è modernissimo, ma le linee sono quelle tipiche e distintive del brand. Il progettista è riuscito a dare carattere e fascino alle fiancate, con una lunga finestratura che sembra estendersi verso prua, con l’inserimento di un piccolo oblò trapezoidale, perfettamente allineato. Se affiniamo l’osservazione, notiamo come i fianchi siano stati scolpiti anche da due linee, una che delimita la parte superiore della finestratura, l’altra che nasce a poppa dal galleggiamento e sfuma verso prua. Incidentalmente, servono anche a deflettere gli spruzzi. Lo slancio della piattaforma bagno e l’insolita accentuata inclinazione del controspecchio di poppa conferiscono dinamicità e ampliano rispettivamente la superficie della spiaggetta e il volume di stivaggio dell’hangar.

Lo storage sotto il prendisole ha una capacità di 1.800 litri ed è particolarmente utile per i water toys. Ci sono poi vani di stivaggio sotto tutti i divani, che offrono la possibilità di sistemare il carico ordinatamente. La forma del parabrezza e il suo prolungamento fino all’estremità poppiera ne definiscono lo stile e, al tempo stesso, donano agli ospiti presenti in tutto il pozzetto una magnifica sensazione di comfort, anche quando il comandante decide di spingere lo scafo alla massima velocità. A prua, il prendisole appare incassato, quasi a raso del ponte di coperta, soprattutto dall’esterno, e questo permette di mantenere un profilo purissimo. Diversamente dai modelli precedenti, il passaggio all’area di prua non è al centro del parabrezza, ma su un lato, per lasciare sempre libero accesso sotto coperta.
L’area poppiera è dedicata quasi interamente al prendisole, ed è giusto che sia così, fa parte dello stile di vita solare, allegro, ma anche rilassante, tipico di chi sceglie questo modello. Il pozzetto è suddiviso idealmente in due aree complessivamente capaci di ospitare molte persone, anche tutte le 14 previste dal certificato di omologazione. A metà, tra la zona a ridosso del parabrezza e quella poppiera, C’è una ghiacciaia. Il tavolo da pranzo può essere dotato di movimentazione elettrica per avere una doppia funzione: pranzare oppure diventare prendisole. Di fronte un mobile che viene attrezzato con frigo, ice maker, grill e piastra da aggiungere accanto. Avete visto che plancia? Sembra sospesa, leggera, bellissima. E da questa posizione non mi devo spostare per raggiungere gli schermi e le manette. Per ombreggiare il pozzetto, è previsto un tendalino parasole da montare e smontare.

Prima di provarla scendiamo sotto coperta, ma voglio fare una premessa: troppo spesso vedo interni che pur di offrire 5 centimetri in più a un mobile sacrificano la forma della carena. Qui hanno preferito mantenere elevate le doti di navigazione. Eppure sotto coperta ci sono 2 cabine, 2 bagni e una dinette, completa di cucina. La cabina armatoriale si trova a prua ed è arredata con il matrimoniale aggirabile, 2 ampi cassettoni sotto al letto, stipi e tasche portaoggetti in murata e 2 armadi. La classe di Itama non ha fatto altro che elevarsi nel tempo e per il decor sono stati utilizzati elementi di pregio come essenzie trattate, pelle Nabuc e tessuti nautici di ultima generazione che nel complesso rendono l’imbarcazione elegante, accogliente ma anche pratica.
Il bagno è ensuite e ha un lungo vano doccia. La cabina per gli ospiti si trova a centro barca e può essere allestita con un letto alla francese o con due letti sovrapposti incrociati. L’accesso al bagno è dalla cabina e dal corridoio. La dinette è disposta lungo una fiancata e si può installare un tavolo davanti al divano, di fronte al televisore. La cucina è ben proporzionata e ben attrezzata per le necessità di questo tipo di yacht. Sfrutta sia l’angolo accanto alla scala, sia il setto di separazione dal divano, dove c’è una cantinetta.
La prova
Itama 54 è motorizzato con una coppia di motori diesel MAN I6, 6 cilindri in linea. Le potenze sono a scelta di 730 o 850 cavalli. Ciò che conta è che la loro coppia è elevata, perché hanno una cilindrata di oltre 12 litri e una pressione di iniezione degli impianto Common Rail di 1800 bar, che serve anche a ridurre i consumi e a rispettare l’ambiente. Ora, qual è la giusta motorizzazione? Considerate che questo è un motoscafo sportivo, quindi perché non scegliere la versione più potente, proprio quella che abbiamo oggi sull’esemplare in prova? Avere più potenza significa anche poter montare eliche di passo più lungo e quindi avere non solo una velocità massima più elevata, ma anche una velocità di crociera più alta.
Sto utilizzando il sistema automatico di controllo dell’assetto con gli interceptor. In realtà, in giornate di mare calmo come oggi, non è indispensabile, però ci permette di avere un assetto perfetto, con una visuale ottimale anche intorno alla barca, anche molto vicino alla prua. Questo serve per la sicurezza, ovviamente. A velocità comprese tra 20 e 25 nodi sembra di essere fermi sull’acqua, immobili. È meravigliosa da pilotare. E dotata di sistema di stabilizzazione giroscopico. Lo abbiamo utilizzato prima per le riprese alla fonda, perché lo scafo ha una V molto profonda, 21 gradi l’angolo dietro sullo specchio di poppa. Questo le consente di passare benissimo benissimo attraverso le onde, ma naturalmente determina anche un po’ di rollio, annullato appunto dal sistema di stabilizzazione.

Quando gli scafi sono così profondi mi piacciono, non solo perché ti permettono di passare sulle onde in maniera morbidissima, ma anche perché ci permettono azioni dinamiche divertenti, sempre con gli occhi bene aperti, non solo davanti ma anche intorno quando si vira. 30 nodi di velocità, siamo a 8 litri per miglio, il consumo è piuttosto contenuto. Però non ce la faccio, con uno scafo del genere devo andare al massimo. E lo posso fare anche accostando, scegliendo di cambiare rotta, sempre in sicurezza, sempre con una precisione assoluta, sapendo esattamente dove finirà la mia barca. E questo l’effetto di una carena Itama, e questo l’effetto di uno scafo con queste caratteristiche.
Avrei voluto una giornata di mare più mosso per farvi vedere di che cos’è capace questo scafo. L’ho provato anche in situazioni difficili e vi assicuro che è straordinariamente morbido e sicuro anche sulle onde, anche quando sono formate, anche quando sono alte. Oggi però in questa situazione, abbiamo la possibilità di correre a 37 nodi in maniera piacevolissima. Itama con questo nuovo modello non ha semplicemente dimostrato e affermato ancora una volta le sue capacità di costruire scafi che navigano in maniera impeccabile, ma ci ha offerto anche più spazio, più comfort in coperta e sotto coperta.
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