L’intelligenza artificiale, il lavoro e l’automotive: rischio diseguaglianze?
I tre talk sul tema del Pink Mobility Day 2026
L’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e nell’automotive. Questo è stato il tema principale della nuova edizione del Pink Mobility Day, l’ormai tradizionale appuntamento di Milano da LabSumo, con la partecipazione dell’Associazione di fleet e mobility manager Best Mobility e di Bt Lounge, il Laboratorio di travel manager delle più importanti aziende nazionali e multinazionali attive in Italia, e il patrocinio di ANIASA, GBTA Italia, UNRAE e Valore D.
L’intelligenza e la discriminazione artificiale
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Italia sta crescendo costantemente. Secondo le ultime stime, quasi il 70% degli italiani over 55 la utilizza per informarsi e approfondire, mentre il 50% dei laureati la usa per migliorare performance lavorative e di studio. Cresce in modo significativo anche l’impiego da parte delle aziende. Secondo i dati presentati dall’Osservatorio AI del Politecnico di Milano, il 71% delle grandi imprese in Italia ha avviato almeno una sperimentazione in AI. Per quanto riguarda invece l’adozione degli strumenti di genAI, il 53% delle grandi e grandissime aziende ha acquistato licenze di questi strumenti per la produttività personale.
Questo dato, tra l’altro, mette l’Italia nettamente al primo posto in Europa sul tema, visto che Regno Unito, Germania e Francia, sono ancora ampiamente sotto il 50% nell’adozione dell’AI. Insomma, una trasformazione epocale in atto, di cui si è discusso nel corso del Pink Mobility Day 2026, con in primo piano la ‘discriminazione artificiale’. Di cosa si tratta? Il rischio che l’adozione crescente dell’AI nei luoghi di lavoro possa replicare o accentuare disuguaglianze già esistenti. In particolare, sui processi di selezione e sulle attività quotidiane in azienda.
”Serve orientare l’IA verso equità ed inclusione”

All’evento di Milano, tre talk hanno approfondito questo impatto dell’intelligenza artificiale sulla rappresentazione del lavoro, sui processi di selezione e sulle attività quotidiane in azienda, analizzando come nascono i bias (pregiudizi) e quali strumenti possono prevenirli prima che diventino prassi consolidata, rendendo così dannoso questo utilizzo.
Il confronto sul tema è stato aperto da Raffaella Tavazza, vicepresidente ANIASA: “È fondamentale sviluppare modelli trasparenti, basati su informazioni consapevoli, guidati da leadership che sappiano orientare la tecnologia verso equità e inclusione – le sue parole a Pink Mobility Day 2026 – In un settore come l’automotive, storicamente sbilanciato nella rappresentanza, questo tema è ancora più urgente. Negli ultimi anni abbiamo però visto segnali positivi: la presenza femminile nei ruoli apicali sta crescendo e la mia nomina come vicepresidente ANIASA, prima donna nel Consiglio Generale, va proprio in questa direzione. È la prova che il cambiamento è possibile, a patto che continuiamo a governare l’innovazione con responsabilità e visione”.
L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende è stata analizzata da Nataliia Roskladka, Ricercatrice Senior dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano: “I dati mostrano un forte interesse verso l’AI generativa come leva di innovazione e produttività, ma è importante guardare oltre le promesse di ‘tempo risparmiato’. Secondo diversi studi, l’AI non necessariamente riduce il carico di lavoro: al contrario, tende a intensificarlo, spingendo i lavoratori a fare di più, in più ambiti e spesso per più tempo, senza ridurre davvero lo sforzo complessivo. L’obiettivo non dovrebbe essere solo aumentare la produttività, ma anche capire come gestire responsabilmente il lavoro che ne deriva, per evitare carichi insostenibili”.
Infine, c’è stato l’intervento di Ivano Montrone, Community Manager di Valore D, sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla qualità della vita e sulla condizione lavorativa: “L’84% degli italiani considera lo sviluppo tecnologico un fattore che semplifica la vita e migliora l’accesso a informazioni e servizi, con una percezione condivisa da tutte le generazioni. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale è ormai trasversale: quasi il 70% degli over 55 la usa per informarsi e approfondire, mentre il 50% dei laureati la impiega per potenziare performance lavorative e di studio. Accanto alle opportunità, emergono però limiti legati a bias, stereotipi, etica e trasparenza”.
Quindi non basta utilizzare l’intelligenza artificiale, ma serve “integrare obiettivi di equità e inclusione nei processi decisionali, facendo della tecnologia un’occasione per mettere al centro le persone”. Dal confronto tra i manager, è chiaro come l’intelligenza artificiale non sia neutra, ma impari dai dati ricevuti. Se quest’ultimi riflettono degli squilibri, può riprodurli o amplificarli, con conseguenze concrete su valutazioni, opportunità e percorsi di carriera.
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