Maxi frode sull’Iva su auto di lusso: arresti e sequestri a Prato
Un'evasione stimata di oltre 42 milioni di euro
È stata smantellata a Prato un’associazione criminale, che aveva come scopo una maxi frode sull’Iva nell’importazione di autovetture di lusso dalla Germania. Un’operazione effettuata dai finanzieri del comando provinciale della città toscana, dopo un’indagine che ha coinvolto gli uffici Eppo in Germania ed anche la Procura europea, in particolare con gli uffici di Bologna, Torino e Palermo. Sono stati sequestrati 61 veicoli e beni per oltre 6 milioni di euro.
Un’operazione in corso da oltre due anni
L’indagine è partita da un esposto di un cittadino, che non riusciva a completare l’immatricolazione di un’auto acquistata da un concessionario della provincia pratese. Sembrava una semplice anomalia amministrativa, invece si è rivelata una delle più importanti frodi fiscali sulle auto di lusso a livello europeo, con coinvolte anche Germania, Austria, Belgio ed Olanda. Le indagini si sono poi sviluppate in iniziative di cooperazione internazionale con gli uffici Eppo di Colonia e Monaco di Baviera, sfociate in oltre 80 perquisizioni tra Italia e Germania, nel febbraio 2024.
Già nell’ottobre 2025, i finanzieri di Prato avevano eseguito ordinanze emesse dai Tribunali di Ferrara e Trani, disponendo il sequestro di diverse autovetture di lusso e di fascia medio-alta. A queste si sono aggiunti poi terreni, immobili e conti correnti riconducibili a tre concessionarie multimarca coinvolte per un ammontare complessivo di oltre 5 milioni di beni sottoposti a sequestro. Ora sono stati eseguiti i provvedimenti emessi dal tribunale di Civitavecchia, con misure cautelari personali e reali nei confronti di sette persone e sei società.
Le indagini hanno rivelato un sistema di frode all’Iva, nell’importazione e rivendita al dettaglio di autovetture di fascia medio-alta da alcuni paesi europei. La Germania in primo piano, ma anche Austria, Belgio ed Olanda. È stata così interessata anche la Procura europea, con specifico riguardo agli uffici di Bologna, Torino e Palermo. Con le perquisizioni ad abitazioni e uffici degli indagati, sono stati sequestrati 61 veicoli e beni, per un valore totale di oltre 6 milioni di euro. Ma, dall’inizio dell’inchiesta, l’importo complessivo evaso è di oltre 42 milioni.
Come funzionava
Questa frode finanziaria era abbastanza semplice, nel suo svolgimento: “In Germania, dei faccendieri curavano l’approvvigionamento delle vetture, che venivano richieste dalla clientela italiana – è la spiegazione del maggiore Lorenzo Marzoli, comandante del Gruppo della Guardia di Finanza di Prato, ai microfoni del TGR Rai Toscana – Dal giorno dell’ordinazione loro partivano, prendevano l’aereo, andavano in Germania, dopo 4 giorni erano in macchina, con la macchina in pronta consegna, con targa tedesche. Poi dovevano solo riscuotere”.
Il comandante spiega di aver “sequestrato Ferrari, Lamborghini, Porsche, Mercedes e BMW con allestimenti sportivi”. Come dicevamo, secondo quanto è emerso dall’inchiesta, questa frode ha evaso oltre 42 milioni di euro, con oltre 1.700 auto di lusso coinvolte di origine estera: “Ad oggi siamo riusciti a recuperare 11 milioni di euro tra vetture sequestrate e abbiamo sequestrato anche conti correnti, con disponibilità di quasi 1 milione di euro”.
Il sistema prevedeva, inoltre, l’interposizione fittizi di società inesistenti con sede a San Marino, permettendo così all’associazione criminale di reimmatricolare le vetture in Italia tramite procedure che non prevedevano il preventivo versamento dell’Iva dovuta e il successivo vaglio di conformità da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Oltre 42 milioni di euro evasi
Per ricostruire questo sistema di frodi, la Guardia di Finanza di Prato ha effettuato intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari e numerose acquisizioni documentali. Inoltre, queste attività investigative hanno coinvolto anche due agenzie di pratiche auto e di sedi territoriali della Motorizzazione Civile, tramite le quali sono stati ottenuti degli elementi chiave dell’indagine, per determinare quali funzioni avevano i vari soggetti coinvolti nella truffa.
Questi elementi investigativi raccolti hanno così permesso di ricostruire flussi di vendita illeciti a livello nazionale riguardanti oltre 1.700 autovetture di origine estera, tutte commercializzate in Italia senza il preventivo versamento dell’Iva correlata alla relativa immatricolazione. In questo modo, queste vetture venivano immesse nel mercato italiano con un prezzo concorrenziale. L’importo complessivo evaso, durante la frode, è stato di oltre 42,8 milioni di euro.
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