Orsini (Confidustria) boccia il tutto elettrico UE: “Così l’Europa ha regalato un vantaggio alla Cina”
"Le regole sull'elettrico e sul diesel hanno messo in crisi l’automotive europeo"
Le politiche ambientali dell’Unione Europea, ed in particolar modo le sue dirette ed impattanti conseguenze sul settore automobilistico, sono finite al centro delle recenti critiche del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che ha puntato il dito sul “tutto elettrico” imposto dai politici di Bruxelles e sulla conseguente mancanza di neutralità tecnologica nel seguire un approccio strategico che garantisse alle componenti del tessuto industriale italiano ed europeo di avere libertà di scelta nella tecnologia da adottare per perseguire gli obiettivi ambientali.
I danni di una tecnologia imposta
“L’automotive – afferma Orsini – era il nostro primo prodotto europeo e le regole sull’elettrico e sul diesel lo hanno messo in seria difficoltà. Negli ultimi anni, l’Europa ha imposto quale tecnologia utilizzare per costruire un prodotto che già sapevamo fare. Quando imponi una tecnologia, fermi anche la ricerca e lo sviluppo, perché non ha più senso esplorare strade alternative. La richiesta di ridurre le emissioni ha senso, ma come raggiungere quell’obiettivo avrebbe dovuto essere una scelta delle imprese, lasciate libere di innovare e competere”.
Il vantaggio dato alla Cina e una partita che non è ad armi pari
“Invece, anche sulla spinta dei sensi di colpa della Germania dopo il Dieselgate, – prosegue il numero uno di Confindustria – abbiamo finito per legarci a prodotti e tecnologie che non sono nostri, finendo per avvantaggiare la Cina. Oggi Pechino, infatti, è l’unica vera superpotenza industriale con un saldo commerciale positivo da 1.200 miliardi. L’Europa, nello stesso periodo, ha perso terreno, lasciando a casa un milione di lavoratori. Il punto è che non stiamo giocando la stessa partita. Le nostre imprese operano con vincoli, responsabilità ambientali e costi sociali molto diversi rispetto a quelli di altri concorrenti globali. E se le regole non sono le stesse, è difficile immaginare una competizione ad armi pari”.
Servono condizioni abilitanti per investire, innovare e produrre in Italia
“Per questo la questione non riguarda soltanto l’automotive. Quando un continente perde sovranità industriale, energetica e tecnologica, – conclude Orsini – il problema diventa sistemico e riguarda tutti. Servono condizioni abilitanti affinché le Case automobilistiche possano continuare a investire, innovare e produrre in Italia. Perché è da qui che si può pensare di ripartire”.
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