Opel Kadett Rallye: la vettura che ha anticipato le sportive di oggi compie 60 anni
Opel Kadett Rallye debuttò nel 1966 unendo stile grintoso, tecnica sportiva e praticità quotidiana
Opel Kadett Rallye è una di quelle auto che, ancora oggi, riescono a far brillare gli occhi agli appassionati. Non soltanto per la linea o per i risultati ottenuti nelle corse, ma perché rappresenta bene un’epoca in cui bastavano idee chiare, una meccanica concreta e tanta personalità per creare una vettura destinata a restare nella memoria. La sua storia comincia nel 1966, un anno ricco di novità tecnologiche in molti campi, ma che per Opel coincise soprattutto con la nascita di un modello capace di lasciare un segno profondo nella storia del marchio.
Opel Kadett Rallye debuttò nel 1966 unendo stile grintoso, tecnica sportiva e praticità quotidiana
Quando arrivò sul mercato, la Opel Kadett Rallye non era semplicemente una nuova versione della Kadett. Era qualcosa di più. Nata dalla base della Kadett Coupé, si presentava con un carattere immediatamente riconoscibile, pensato per conquistare chi amava guidare e voleva un’auto diversa dal solito. Sotto il cofano c’era il motore 1.100 tipo SR, alimentato da un carburatore doppio corpo, ma a colpire non erano solo i numeri. Era l’insieme a fare la differenza. Il cofano nero opaco, le strisce laterali e posteriori, l’aspetto grintoso e gli interni dall’impronta sportiva raccontavano già tutto, ancora prima di mettersi al volante.
Il primo esemplare uscì dallo stabilimento di Bochum nel novembre del 1966 e fin da subito la risposta del pubblico fu molto positiva. Opel, all’epoca, presentò il modello come una vettura pronta per i rally ma accessibile anche a chi cercava un’auto sportiva da usare tutti i giorni. Ed è proprio questa doppia anima che spiega il successo della Opel Kadett Rallye. Non era una macchina estrema o difficile da vivere, ma riusciva comunque a trasmettere sensazioni vere e sincere. Era sportiva senza essere complicata, brillante senza diventare inaccessibile.
Con i suoi 60 cavalli, il motore 1.100 SR permetteva alla vettura di toccare i 148 km/h, una velocità più che interessante per una compatta di quel periodo. In Italia veniva proposta a 1.295.000 lire, un prezzo che la rendeva particolarmente interessante se si considera la dotazione tecnica. Aveva freni anteriori a disco, doppio circuito frenante, servofreno e pneumatici sportivi montati su ruote grigio argento. Non era soltanto una questione di immagine: la Kadett Rallye aveva contenuti concreti, che facevano capire come Opel avesse davvero voluto costruire una piccola sportiva credibile.

Anche dentro l’abitacolo si respirava un’atmosfera speciale. Le finiture nere opache anti-riflesso, il volante di sicurezza a tre razze in metallo, il contagiri, il manometro dell’olio, l’amperometro e la leva del cambio corta davano al guidatore la sensazione di trovarsi su un’auto pensata con attenzione. Non era una semplice Kadett con qualche adesivo in più. Era una vettura costruita per parlare a chi cercava coinvolgimento, immediatezza e gusto per la guida.
Poi c’era il capitolo sportivo, che contribuì in modo decisivo a rafforzarne il mito. La Opel Kadett Rallye dimostrò in fretta di meritare quel nome. Già dal 1968 si fece valere in numerose competizioni, partecipando ai campionati rally di Grecia, Olanda e Germania e vincendo la propria classe in eventi importanti come il Rallye Internazionale Lione/Charbonnières – Stoccarda/Solitude e il Rallye Internazionale di Wiesbaden. Erano risultati che davano sostanza alla sua immagine e che aiutavano il pubblico a capire che quella compatta aveva davvero qualcosa di speciale.
Nel 1969 arrivò una delle affermazioni più significative, con la vittoria assoluta al 13° ADAC Tour d’Europe conquistata da Kurt Waldner e Hans Vogt. Era una gara durissima, lunga 14.000 chilometri, tra Europa e Asia Minore. Un successo del genere non premiava solo la velocità, ma anche la resistenza, la solidità e l’affidabilità della vettura. In altre parole, confermava che la Kadett Rallye non era una sportiva solo sulla carta.
Anche al Rallye Monte Carlo il modello seppe ritagliarsi uno spazio importante, vincendo più volte la propria classe tra le vetture di serie. E nel 1970 l’equipaggio Ragnotti-Thimonier portò una Opel Kadett Rallye 1.900 fino all’undicesimo posto assoluto, lottando con avversarie molto più potenti, comprese le Porsche sei cilindri. Per una piccola sportiva nata da una base compatta, era una dimostrazione di carattere notevole.
Ma uno degli aspetti più belli di questa Opel era il fatto che non viveva soltanto di corse. Sapeva farsi apprezzare anche nella vita di tutti i giorni. Pur essendo lunga appena 4,18 metri, riusciva a trasportare comodamente quattro adulti anche nei viaggi più lunghi, una qualità che non tutte le rivali del tempo potevano vantare. Era proprio questa combinazione tra temperamento sportivo e praticità a renderla così moderna. Poteva divertire tra le curve, ma anche accompagnare senza problemi nell’uso quotidiano.
Opel continuò naturalmente a evolverla. Nell’autunno del 1967 arrivò una versione ancora più potente, equipaggiata con il motore 1.9-S da 90 cavalli già utilizzato sulla Rekord. Le prestazioni crescevano sensibilmente: 0-100 km/h in 13 secondi e velocità massima di 168 km/h. A fine 1968 debuttò anche la LS-Rallye Coupé, riconoscibile per i finestrini laterali posteriori allungati, che aggiungevano un ulteriore tocco distintivo a un design già molto riuscito.

La produzione andò avanti fino al luglio del 1973 e si chiuse dopo oltre 100.000 esemplari realizzati a Bochum. Un numero importante, che racconta bene quanto la Kadett Rallye fosse riuscita a entrare nelle preferenze di un pubblico ampio, non fatto solo di specialisti o piloti, ma anche di automobilisti normali in cerca di una vettura con carattere.
Oggi la Opel Kadett Rallye viene ricordata come una delle antenate più credibili delle moderne sportive compatte Opel, e in particolare delle attuali versioni GSE. Ma il suo valore va anche oltre questo legame ideale. È stata una macchina capace di dimostrare che sportività e praticità potevano convivere davvero. E forse è proprio questo il motivo per cui continua a piacere tanto: perché non era soltanto bella o veloce, ma aveva una personalità autentica, di quelle che si riconoscono subito e non si dimenticano facilmente.
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