Taschini al ForumAutoMotive: «Il rischio è perdere l’industria»

Il manager e advisor automotive: oltre una soglia la perdita di capacità produttiva diventa difficilmente reversibile

Andrea Taschini al ForumAutoMotive di Milano: pressione cinese, sovraccapacità e perdita di densità industriale mettono a rischio la filiera europea.

«Automotive europeo: il rischio non è soltanto perdere mercato, è quello di perdere l’industria». Lo sostiene Andrea Taschini, manager e advisor automotive, nel suo intervento al ForumAutoMotive tenutosi nella sede ACI di Milano. Di seguito la sua analisi, che riflette le opinioni dell’autore.

Pressione cinese e sovraccapacità

Secondo Taschini la crescente pressione competitiva cinese, alimentata da una sovraccapacità produttiva strutturale, sta mettendo in discussione gli equilibri dell’intera filiera europea. A suo avviso l’Europa è l’unico grande mercato occidentale aperto ai costruttori cinesi, che vi riverserebbero la propria sovraccapacità, con ricadute pesanti sulle case auto e soprattutto sulla filiera.

Il problema è la densità industriale

Il tema, sottolinea Taschini, non riguarda soltanto volumi e redditività delle case automobilistiche, ma la densità industriale: la massa critica di imprese, competenze, tecnologie e investimenti senza la quale un sistema industriale non è più in grado di sostenersi e innovare. Senza massa critica le filiere non riescono più a operare con margini e investimenti adeguati, non solo in attrezzature e macchinari ma soprattutto in ricerca e sviluppo.

Esiste, avverte, una soglia oltre la quale la perdita di capacità produttiva diventa difficilmente reversibile, e nessuna successiva inversione delle politiche industriali potrà garantire il recupero di ciò che nel frattempo sarà scomparso. La questione, dunque, non è più soltanto come difendere l’automotive europeo, ma quanto tempo resta per farlo.

Quota cinese e 2035

Taschini ricorda che i costruttori cinesi hanno raggiunto una quota intorno al 15% e che, secondo alcune previsioni, potrebbe arrivare al 25-30%: in quel caso l’intera filiera e il settore europeo potrebbero avere problemi molto seri. L’Europa sta cercando di rispondere con accordi che non sono ancora ben definiti e la cui definizione richiederà ancora tempo.

Se lo stop ai motori endotermici dovesse restare in vigore oltre il 2035 (cosa che personalmente non crede, vista la serie di ripensamenti in corso), l’industria italiana dell’auto, fatta in gran parte di componentisti, rischierebbe di essere esclusa e di perdere la propria massa critica e la capacità di investimento. Per Taschini l’Italia può fare poco perché le decisioni si prendono a Bruxelles; osserva inoltre che l’auto elettrica tende a essere una vettura indifferenziata, che appiattisce quelle specialità in cui l’auto italiana ha sempre eccelso.

Domande frequenti sull’intervento di Andrea Taschini



Qual è il rischio per l’automotive europeo secondo Taschini?

Non solo perdere mercato, ma perdere l’industria, cioè la densità industriale della filiera.

Cosa intende per densità industriale?

La massa critica di imprese, competenze, tecnologie e investimenti senza la quale un sistema industriale non riesce più a sostenersi e innovare.

Che ruolo ha la sovraccapacità cinese?

Secondo Taschini, i costruttori cinesi riversano in Europa, unico grande mercato occidentale aperto, la propria sovraccapacità produttiva.

Quale quota hanno raggiunto i costruttori cinesi?

Intorno al 15%, con previsioni che arrivano al 25-30%.

Cosa rischia l’industria italiana?

Essendo fatta in gran parte di componentisti, rischia di perdere massa critica e capacità di investimento se l’obbligo dell’elettrico dovesse persistere.

Dove è stato presentato l’intervento?

Al ForumAutoMotive, nella sede ACI di Milano.

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