Auto elettriche, l’Italia accelera ma resta lontana dai grandi mercati europei

Auto elettriche: a maggio immatricolazioni in salita dell’84,8% 

Auto elettriche, l’Italia accelera ma resta lontana dai grandi mercati europei

Il mercato italiano delle auto elettriche continua a crescere. A maggio le immatricolazioni di vetture full electric hanno raggiunto quota 13.164 unità, con un aumento dell’84,8% rispetto allo stesso mese del 2025. Anche la quota di mercato sale in modo significativo, arrivando all’8,8% contro il 5,1% di un anno fa.

Auto elettriche: a maggio immatricolazioni in crescita dell’84,8%

La crescita di maggio rappresenta l’undicesimo mese consecutivo con il segno positivo. Un dato importante, perché conferma che il recupero non è più un episodio isolato. Dopo anni di andamento incerto, le auto elettriche iniziano a trovare più spazio anche nel mercato italiano.

Nei primi cinque mesi del 2026, le auto elettriche immatricolate in Italia sono state 64.102, il 74,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La quota di mercato è salita all’8,1%, contro il 5,1% registrato tra gennaio e maggio dello scorso anno. Al 31 maggio, il parco circolante elettrico nazionale ha raggiunto 421.487 vetture. Sono numeri ancora contenuti rispetto al totale delle auto sulle strade italiane, ma indicano che il cambiamento è cominciato.

Anche il mercato auto nel suo complesso mostra una buona tenuta. A maggio, considerando tutte le alimentazioni, sono state immatricolate 149.934 vetture, con una crescita del 7% rispetto a maggio 2025. Nei primi cinque mesi dell’anno, le registrazioni complessive hanno raggiunto quota 791.963, in aumento del 9,1%. Il settore, dunque, cresce. Il punto è capire quale ruolo potrà avere l’elettrico dentro questa ripresa.

Il confronto con l’Europa resta il passaggio più delicato. Ad aprile 2026, ultimo mese disponibile per il paragone internazionale, la quota di mercato delle auto elettriche era al 26,2% in Francia, al 25,9% in Germania e al 26,2% nel Regno Unito. Anche la Spagna, più vicina all’Italia, era avanti con il 9,4%. Nello stesso mese, il nostro Paese si fermava all’8,5%.

“Nonostante il recupero degli ultimi mesi, per l’Italia il confronto tra i grandi d’Europa continua a essere impietoso”, osserva Fabio Pressi, presidente di Motus-E. Il rischio, secondo Pressi, è che l’Italia perda centralità proprio mentre l’industria dell’auto sta cambiando pelle. “Senza un piano d’azione strutturale rischiamo di diventare un mercato di serie B, perdendo un ruolo centrale nello scenario automotive internazionale”, avverte.

Il tema, quindi, non è soltanto vendere più auto elettriche, ma costruire una politica industriale e fiscale capace di accompagnare il cambiamento. Incentivi che arrivano a intermittenza e finiscono in poche ore possono dare una spinta momentanea, ma non bastano a creare fiducia. Famiglie e imprese hanno bisogno di sapere che la direzione è chiara e che le regole non cambieranno continuamente.

Un capitolo centrale riguarda le flotte aziendali, considerate da Motus-E una leva decisiva. “La risposta delle immatricolazioni plug-in all’intervento sui fringe benefit del 2025 dimostra quanto questo canale sia reattivo”, sottolinea Pressi. Una revisione della fiscalità sulle auto aziendali potrebbe favorire il passaggio all’elettrico nelle imprese e, dopo pochi anni, aumentare anche la disponibilità di veicoli usati per i privati.

L’usato, infatti, può diventare la vera porta d’ingresso alla mobilità elettrica per molte famiglie. Il prezzo del nuovo resta ancora un ostacolo, ma un mercato di seconda mano più ricco renderebbe le auto elettriche più accessibili e meno lontane dalla vita quotidiana degli italiani.

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