Ford: per Farley in Europa è già troppo tardi contro la Cina
Il CEO Jim Farley invita gli Usa alla cautela sui costruttori cinesi, mentre Ford collabora con CATL e Geely
Per l’Europa potrebbe essere ormai “troppo tardi” per contenere l’avanzata dei costruttori cinesi. L’allarme arriva da Jim Farley, amministratore delegato di Ford, che durante un intervento pubblico ha invitato invece gli Stati Uniti alla massima cautela sull’eventuale ingresso diretto dei gruppi di Pechino nel mercato americano.
L’allarme di Farley: “Per l’Europa è già troppo tardi”
Farley ha avvertito che gli Stati Uniti devono essere “estremamente cauti” su come consentire ai costruttori cinesi di entrare nel Paese, indicando proprio l’Europa come esempio di ciò che può accadere quando i marchi di Pechino conquistano rapidamente quote di mercato. Per i Paesi europei, ha dichiarato il numero uno di Ford, “è già troppo tardi”.
Ford lavora con Catl e Geely nonostante i timori sulla Cina
La posizione di Farley non significa però che Ford intenda interrompere i rapporti industriali con le aziende cinesi. Il gruppo, ha spiegato il CEO, continuerà a collaborare con partner di Pechino quando questo permetterà di ottenere tecnologie in modo più efficiente sul capitale, pur considerandoli contemporaneamente concorrenti diretti. Il caso più evidente è CATL: Ford utilizza la tecnologia del colosso cinese delle batterie per il proprio progetto produttivo in Michigan, una collaborazione che ha già suscitato critiche politiche negli Stati Uniti. Il gruppo americano sta inoltre lavorando con Geely sullo sviluppo di veicoli elettrici destinati al mercato europeo.
La Cina verso una forte crescita delle esportazioni di auto
Il timore di Farley nasce soprattutto dalla velocità con cui la Cina sta aumentando la propria capacità di esportazione. Secondo alcune stime, i produttori cinesi potrebbero esportare circa 12 milioni di auto nel 2026, quattro volte i circa 3 milioni del 2022, anche se si tratta di una proiezione e non di un dato ufficiale confermato. Negli Stati Uniti l’ingresso diretto dei costruttori cinesi rimane fortemente limitato da dazi superiori al 100% e da restrizioni su software e componenti connessi, ma l’industria americana teme che in futuro una produzione localizzata possa consentire a gruppi come BYD o Geely di aggirare almeno in parte le barriere commerciali.
Dazi e restrizioni: la strategia doppia dei costruttori occidentali
Le associazioni di settore statunitensi starebbero spingendo il Congresso a rendere permanenti le restrizioni sui costruttori cinesi, mentre l’amministrazione statunitense avrebbe mostrato una maggiore apertura all’ipotesi di accogliere fabbriche cinesi, a condizione che producano negli Stati Uniti e assumano lavoratori americani. Il nodo, per i costruttori occidentali sia negli Stati Uniti che in Europa, resta soprattutto industriale prima ancora che commerciale: da un lato si chiede protezione dalla concorrenza cinese, dall’altro si riconosce che Pechino ha accumulato vantaggi competitivi difficili da recuperare rapidamente in settori come batterie, componentistica elettronica e sviluppo delle auto elettriche.
Domande frequenti su Ford, Farley e la concorrenza cinese
Cosa ha detto Jim Farley sull’Europa e la Cina?
Il CEO di Ford ha dichiarato che per l’Europa potrebbe essere già troppo tardi per contenere l’avanzata dei costruttori cinesi, ed ha invitato gli Stati Uniti a essere estremamente cauti prima di consentire ai marchi cinesi di entrare nel mercato americano.
Ford collabora con aziende cinesi?
Sì: Ford utilizza la tecnologia delle batterie di CATL per il suo progetto produttivo in Michigan e sta lavorando con Geely sullo sviluppo di veicoli elettrici destinati al mercato europeo, pur considerando i due gruppi anche concorrenti diretti.
Quante auto potrebbe esportare la Cina nel 2026?
Secondo alcune stime circolate nel settore, i produttori cinesi potrebbero esportare circa 12 milioni di auto nel 2026, quattro volte il livello del 2022, anche se il dato resta una proiezione non confermata ufficialmente.
I costruttori cinesi possono vendere liberamente negli Stati Uniti?
No: l’ingresso diretto dei costruttori cinesi negli Stati Uniti è fortemente limitato da dazi superiori al 100% e da restrizioni su software e componenti connessi dei veicoli.
Perché l’industria Usa teme una produzione cinese localizzata?
Perché un impianto produttivo sul suolo statunitense potrebbe permettere a gruppi come BYD o Geely di aggirare almeno in parte le attuali barriere commerciali basate sui dazi all’importazione.
È la prima volta che Farley parla della concorrenza cinese?
No, il CEO di Ford è tornato più volte pubblicamente sul tema della competitività dei costruttori cinesi, definendola in passato una delle principali sfide per l’industria automobilistica occidentale.
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