I robotaxi alla conquista dell’Europa: arrivano in quattro altre città
Dopo Zagabria, Uber punta a portarne 2.000 con Pony.ai

Se negli Stati Uniti e in Cina sono già una realtà consolidata, in Europa i robotaxi sono ancora all’alba del proprio servizio. Le norme più stringenti sulla guida autonoma dei paesi del Vecchio Continente hanno sinora reso impossibile uno sviluppo di questo servizio, ma la situazione potrebbe cambiare a breve. Già attivo a Zagabria, in Croazia, dallo scorso mese di aprile, Uber ha programmato il prossimo arrivo di 2.000 vetture in Europa nel prossimo futuro.
“Il prossimo capitolo per la mobilità autonoma consiste nel passare dai singoli lanci alla scala commerciale ripetibile – ha dichiarato Sarfraz Maredia, Global Head of Autonomous Mobility & Delivery di Uber – Insieme a Pony.ai, stiamo combinando la tecnologia autonoma avanzata con la piattaforma ibrida di Uber, l’esperienza sul campo e l’eccellenza operativa, per costruire un modello in grado di espandersi rapidamente e in modo affidabile tra le città”.
La partnership tra Uber e Pony.ai
L’accordo è legato alla partnership tra Uber e Pony.ai, la società cinese specializzata nella tecnologia a guida autonoma. In questo ambito, l’azienda asiatica fornirà la sua tecnologia di Livello 4, l’esperienza e le competenze operative sviluppate attraverso molteplici implementazioni di robotaxi su larga scala. Uber fornirà l’accesso dei clienti attraverso la sua principale piattaforma globale, comprese le funzioni di prenotazione, pagamento e assistenza clienti.
L’avvio della collaborazione risale a maggio 2025, quando Pony.ai e Uber annunciarono per la prima volta l’intenzione di portare i robotaxi di Pony.ai sulla piattaforma Uber nei mercati internazionali. Nel 2026, come dicevamo, le due aziende hanno lavorato con la società di mobilità croata Verne per lanciare il primo servizio di robotaxi commerciale in Europa a Zagabria, con l’azienda croata che funge da proprietario e operatore della flotta locale.
L’esperienza croata e l’espansione in Europa
Quest’ultimo passo è stato storico per il Vecchio Continente, perché non si è trattato solamente di una collaborazione o di sperimentazione, ma il pubblico può effettivamente prenotare la corsa ed effettuare il proprio viaggio col robotaxi. Attualmente, il servizio è attivo tutti i giorni dalle 7 alle 21 e copre circa 90 chilometri quadrati dell’area urbana, compreso l’aeroporto, ma l’obiettivo è quello di ampliare il servizio a tutta la giornata ed estenderlo all’intera area cittadina.
Quanto sta accadendo a Zagabria, con risultati sinora positivi, vuole essere ampliato nel breve termine anche ad altre zone europee. Per la precisione, Uber ha annunciato l’espansione del servizio “ad ulteriori quattro città in Europa”, anche se non è stato annunciato quali saranno e con quali tempistiche. L’obiettivo prossimo è quello di implementare oltre 2.000 robotaxi Pony.ai nel Vecchio Continente, con anche dei piani per uno sviluppo del servizio in Medio Oriente.
La situazione dei robotaxi in Europa e in Italia
Dunque, si stanno facendo dei passi avanti importanti a livello europeo per sviluppare e rendere sempre più operativa questa tecnologia, già ampiamente utilizzata negli Stati Uniti ed in Cina. La normativa continentale comprende anche i sistemi di guida automatizzata, ma sono i vari Paesi a dover dare il via libera per poter lanciare ed utilizzare il servizio. Se la Croazia è stata la prima a dare l’ok, presto potrebbe venir seguita da altre città, più grandi di Zagabria.
Il Regno Unito ha, nel 2024, creato un quadro per i veicoli a guida autonoma con l’Automated Veichles Act ed a Londra sono già state ottenute le licenze private da Wayve e Uber per una flotta di Ford Mustang Mach-E senza conducente. Le prime corse per gruppi selezionate sono attese a breve, ma il servizio più ampio sarà attivo successivamente. Anche Madrid e Zurigo stanno avanzando sul tema e puntano a dare l’avvio alle sperimentazioni entro la fine di quest’anno. Poi dovrebbe toccare anche a Germania e Danimarca, che stanno lavorando a livello nazionale.
E l’Italia? Il nostro Paese è ancora un po’ indietro sul tema. Ci sono delle procedure per autorizzare la sperimentazione su strada, ma non per poter rendere il servizio operativo, con il trasporto effettivo dei passeggeri. Alcune città stanno costruendo le condizioni tecnologiche e organizzative per arrivare ai servizi autonomi del futuro. Torino ha già fatto alcune sperimentazioni, mentre Milano mantiene un ruolo centrale nella ricerca. Il prossimo obiettivo sarà trasformare queste esperienze in servizi di mobilità realmente operativi.
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