In Alto Adige nasce la Hydrogen Valley italiana: il progetto da 35 milioni che può cambiare il trasporto pubblico europeo

A Bolzano prende forma la Hydrogen Adige Valley, il progetto da 35 milioni che unisce fotovoltaico, idrogeno verde e autobus a zero emissioni

In Alto Adige nasce la Hydrogen Valley italiana: il progetto da 35 milioni che può cambiare il trasporto pubblico europeo

L’Italia prova a ritagliarsi un posto sempre più concreto nella mobilità sostenibile europea, e lo fa partendo da un territorio che negli anni ha imparato a muoversi in anticipo su questi temi: l’Alto Adige. A Bolzano sta infatti per prendere forma la Hydrogen Adige Valley, un progetto da circa 35 milioni di euro che unisce energia rinnovabile, idrogeno verde e trasporto pubblico a zero emissioni.

A Bolzano prende forma la Hydrogen Adige Valley che unisce fotovoltaico, idrogeno verde e autobus a zero emissioni

L’inaugurazione è attesa prima dell’estate e viene considerata un passaggio importante non solo per Bolzano, ma più in generale per il percorso italiano verso una mobilità pubblica più moderna. Il progetto nasce dalla collaborazione tra SASA, che gestisce il trasporto pubblico locale, Alperia e la Provincia Autonoma di Bolzano, con il sostegno del PNRR.

Il cuore del progetto sorgerà a Bolzano sud, dove verrà realizzato un impianto per la produzione di idrogeno da 2 MW. La struttura sarà in grado di generare almeno 430 chilogrammi di idrogeno verde al giorno, destinati sia agli autobus del trasporto pubblico sia alle stazioni di rifornimento collegate di Bolzano e Merano. Accanto all’impianto nascerà anche un parco fotovoltaico dedicato da circa 1,5 MW di potenza di picco, con una produzione annua stimata di 1,89 GWh di energia rinnovabile. Una parte di questa elettricità alimenterà direttamente il processo di elettrolisi, dando vita a una filiera locale integrata in cui energia e mobilità smettono di essere due mondi separati e iniziano a lavorare davvero insieme.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto. Non ci si limita a mettere in strada autobus a zero emissioni, ma si costruisce un sistema che produce sul posto anche l’energia necessaria per alimentarli. È una differenza sostanziale, perché cambia il modo di pensare il trasporto pubblico: non più solo mezzi meno inquinanti, ma un ecosistema capace di rendere il territorio più autonomo, più resiliente e meno esposto alle incertezze dei mercati energetici.

SASA, in questo percorso, non parte affatto da zero. L’azienda altoatesina lavora infatti sulle tecnologie a idrogeno già dal 2013, mentre gli autobus a batteria sono entrati in servizio dal 2019. Questo significa che l’Alto Adige non arriva oggi alla transizione ecologica inseguendo una tendenza del momento, ma porta con sé un’esperienza costruita negli anni, fatta di sperimentazione, gestione quotidiana e conoscenza diretta dei limiti e delle potenzialità di queste soluzioni. È anche per questo che il territorio può oggi candidarsi a diventare un modello credibile per le altre Hydrogen Valley in costruzione nel resto d’Italia.

La nuova infrastruttura sarà al servizio di una flotta di oltre 30 autobus a impatto zero del trasporto pubblico provinciale. Di questi, 13 saranno mezzi ibridi, con un sistema che combina batteria e cella a combustibile a idrogeno. La scelta di affiancare più tecnologie racconta bene l’approccio pragmatico del progetto: non una sola risposta valida per tutto, ma la volontà di adottare, di volta in volta, la soluzione più adatta alle esigenze del servizio. In certi contesti l’elettrico puro può funzionare bene; in altri, soprattutto su tratte più lunghe o impegnative, la combinazione tra batteria e idrogeno può offrire maggiore flessibilità operativa.

È il caso, per esempio, delle linee extraurbane come la Bolzano-Merano, che copre circa 60 chilometri tra andata e ritorno e dove i turni giornalieri possono superare i 400 chilometri. Qui la questione non è solo ambientale, ma anche molto pratica: serve una tecnologia che consenta autonomia, continuità di servizio e tempi compatibili con il lavoro quotidiano del trasporto pubblico. La forza del progetto altoatesino sta proprio in questo: non parte da una visione astratta di mobilità verde, ma dalle esigenze reali di chi ogni giorno deve garantire corse, orari, percorrenze e affidabilità.

Il parco fotovoltaico sarà installato sopra un parcheggio per autobus, quindi senza nuovo consumo di suolo. È una scelta importante, perché dimostra che la sostenibilità non si misura solo nelle emissioni finali, ma anche nel modo in cui vengono progettate le infrastrutture. In futuro quello stesso spazio potrà servire anche per la ricarica dei mezzi elettrici a batteria, rafforzando ancora di più l’integrazione tra produzione energetica e mobilità pubblica.

In Alto Adige nasce la Hydrogen Valley italiana: il progetto da 35 milioni che può cambiare il trasporto pubblico europeo

Entro il 2030 la flotta provinciale dovrebbe superare i 100 veicoli a zero emissioni, segno che la Hydrogen Adige Valley non nasce come progetto isolato, ma come primo tassello di una strategia più ampia. L’obiettivo non è introdurre qualche mezzo pulito in più, ma cambiare progressivamente il volto del trasporto pubblico locale.

Questa strategia, inoltre, non si ferma ai centri urbani. La Provincia vuole portare la mobilità a zero emissioni anche nelle aree montane, periferiche e turistiche, comprese le zone sciistiche. In un territorio come l’Alto Adige è una sfida vera, perché qui il trasporto pubblico deve funzionare anche in condizioni ambientali complesse e in contesti dove l’efficienza del servizio è essenziale sia per chi vive sul posto sia per chi arriva da fuori. Le esperienze già maturate, come quelle di Anterselva durante eventi sportivi internazionali, hanno mostrato che queste soluzioni possono funzionare anche in quota.

A rendere ancora più significativo il progetto c’è infine la sua forte impronta italiana. L’elettrolizzatore arriva dalla Sardegna, prodotto da IMI Remosa di Cagliari, mentre altre aziende nazionali sono coinvolte nella realizzazione degli impianti, del fotovoltaico e delle infrastrutture di rifornimento. È una filiera che collega territori diversi e che dimostra come la transizione energetica possa diventare anche un’opportunità industriale, economica e occupazionale.

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