Prezzi benzina: la verde da record, costo più alto dall’ottobre 2023
Pesano accise e quotazioni internazionali, stabile il diesel
Mentre la situazione in Medio Oriente è sempre instabile, tra speranze di un accordo di pace e venti di guerra, i prezzi dei carburanti proseguono a far discutere ed a creare problemi alle tasche degli italiani. Se fino alla scorsa settimana c’era il diesel in primo piano, sempre ben oltre i 2 euro al litro, ora è la benzina ad essere salita alla ribalta. Tra la riduzione dello sconto delle accise ed il rialzo delle quotazioni internazionali, è arrivata ai massimi dall’ottobre 2023.
I prezzi di mercoledì 6 maggio 2026
Infatti, secondo la consueta rilevazione di Staffetto Quotidiana, sulla base dei dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, oggi la quotazione media della benzina al self in Italia è di 1,934 euro al litro, con una crescita di 8 millesimi, rispetto alla rilevazione di ieri. Non si registrava questo prezzo ai nostri distributori dall’11 ottobre 2023. Si avvicina ai 2 euro al litro di media anche in autostrada (1,989 euro/litro), soglia già ampiamente superata al servito (2,060 euro al litro).
Il diesel si sta, invece, mantenendo stabile, pur sempre su prezzi molto elevati, rispetto all’inizio delle ostilità in Iran. La quotazione media odierna al self service è di 2,042 euro/litro, con un ribasso di un millesimo rispetto a ieri, mentre in autostrada è di 2,112 euro/litro. Il prezzo rilevato per il servito, invece, è di 2,183 euro al litro. Praticamente invariati, invece, i prezzi per i carburanti alternativi: il GPL a 0,821 euro/litro, mentre il metano auto a 1,572 euro/kg.
Il rialzo delle accise
Ma cosa ha portato la benzina verde a questo boom? Prima di tutto, la diminuzione dello sconto sulle accise. Lo scorso giovedì, infatti, il Governo ha prorogato di 21 giorni il taglio delle accise, fino al prossimo 22 maggio, però lo ha ridotto sulla benzina di 15 centesimi+IVA, lasciando inalterato quello sul diesel. Di conseguenza, a partire da sabato 2 maggio (venerdì era festa), il costo ai distributori è salito di quella cifra, facendo balzare in alto i prezzi.
Questo è stato il motivo primario, ma c’è anche un aumento costante delle quotazioni internazionali nell’ultima settimana. Il ‘balletto’ sullo stretto di Hormuz tra USA e Iran sta mantenendo instabile il mercato, con continui aumenti del prezzo del petrolio e, successivamente, anche quelli legati ai prezzi ai distributori. Anche senza il taglio dello sconto sulle accise, infatti, negli ultimi giorni il costo della benzina sarebbe salito, come già faceva la scorsa settimana.
Il balzo di petrolio e gas
Proprio ieri, era arrivata una ricerca dell’olandese TTF sull’aumento dei prezzi di petrolio e gas, dall’inizio della guerra in Iran, datato 27 febbraio. Secondo quanto emerge, in base ai dati interni della Commissione Europea, il gas è salito da 32 euro/MWh a 48 euro/MWh, mentre il petrolio è passato da 72 a 114 dollari americani al barile. Rispettivamente, l’aumento è stato del 51 e del 57%, portando così balzi importanti nei carburanti e nelle bollette.
Secondo il Codacons, la guerra in Medio Oriente sta costando un aumento medio annuo di circa 1.000 euro di spesa a famiglia. “Ha determinato uno tsunami sui prezzi al dettaglio – spiega il Codacons – causato in particolare dai rialzi dei carburanti che hanno reso più costoso non solo spostarsi in auto o viaggiare, ma anche trasportare la merce in Italia, con effetti diretti sui listini di negozi e supermercati. Il conto di tale situazione si fa sempre più salato”.
Il futuro
Difficile dire cosa accadrà nei prossimi giorni o settimane. La situazione in Iran e sullo stretto di Hormuz è sempre molto instabile. Un giorno c’è ottimismo su un accordo e si registra così un calo del prezzo del petrolio ed una salita delle Borse mondiali, il giorno dopo appare più immediata una ripresa della guerra, con risultati opposti su Borse e prodotti petroliferi.
Le ultime notizie parlano di un possibile accordo tra USA ed Iran su un memorandum d’intesa di una pagina per porre fine alla guerra. Lo riferisce Axios citando fonti informate. Sarebbe anche stato fissato un quadro per negoziati nucleari più dettagliati. Gli Stati Uniti si aspettano risposte iraniane su diversi punti chiave nelle prossime 48 ore. Ma, come dicevamo, è una situazione in continua evoluzione, senza certezze o con continui cambi di umore.
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