Trump porta al 25% i dazi sulle auto europee: nuova scossa nei rapporti tra Usa e Ue
Le nuove tariffe in vigore da lunedì 4 maggio
Nelle scorse ore Donald Trump ha riportato il tema dei dazi al centro dei rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea. Questa volta nel mirino finiscono automobili e autocarri europei, con tariffe che saliranno al 25%. Una mossa forte, destinata a pesare sull’industria automobilistica e a riaprire una fase di tensione tra Washington e Bruxelles. Il presidente americano ha scelto Truth, il suo social network, per lanciare il messaggio
Trump riaccende lo scontro commerciale con Bruxelles
«Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione Europea su automobili e autocarri in ingresso negli Stati Uniti», ha scritto Trump.
La misura contiene anche un messaggio diretto ai produttori: chi costruisce negli Stati Uniti resterà fuori dalla stretta. Trump ha infatti precisato che i dazi non saranno applicati alle auto e agli autocarri assemblati in stabilimenti americani. «Qualora tali automobili e autocarri saranno prodotti in stabilimenti americani, non verrà applicato alcun dazio», ha spiegato. Il presidente ha poi rivendicato gli investimenti in corso nel Paese, parlando di numerosi impianti in costruzione e di oltre 100 miliardi di dollari già mobilitati, «un record nella storia dell’industria automobilistica».
L’obiettivo di Trump è quello di riportare produzione, lavoro e investimenti dentro i confini americani, anche a costo di irrigidire i rapporti con gli alleati storici. Per i costruttori europei, già alle prese con la transizione verso l’elettrico e sotto pressione per la concorrenza cinese, il rischio è di trovarsi davanti a un nuovo ostacolo.
La risposta europea non si è fatta attendere. Bernd Lange, presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, ha definito il piano di Trump «inaccettabile» e ha accusato gli Stati Uniti di essere un partner «inaffidabile». Per Lange, Bruxelles sta rispettando gli impegni presi nell’accordo siglato in Scozia, mentre Washington continuerebbe a muoversi in modo unilaterale. «Mentre l’Ue mantiene gli impegni, la controparte statunitense continua a non rispettarli», ha scritto su X, chiedendo all’Europa di mantenere «chiarezza e fermezza».
Il tono delle parole di Lange racconta bene il clima che si respira a Bruxelles: irritazione, ma anche cautela. L’Unione Europea non vuole apparire debole, ma nemmeno precipitare subito in una guerra commerciale dagli effetti imprevedibili. Il presidente della commissione commercio ha ricordato che questa non è la prima mossa di questo tipo da parte americana, citando i dazi su oltre 400 prodotti in acciaio e alluminio. Secondo lui, l’attacco alle auto europee confermerebbe una linea di crescente imprevedibilità da parte di Washington.
Anche la Commissione europea ha scelto parole misurate, ma ferme. Un portavoce ha spiegato che l’Ue sta attuando gli impegni della dichiarazione congiunta seguendo la normale prassi legislativa e mantenendo informata l’amministrazione americana. Bruxelles, ha aggiunto, resta impegnata a favore di relazioni transatlantiche «prevedibili e reciprocamente vantaggiose». Ma il messaggio finale è altrettanto chiaro: se gli Stati Uniti adotteranno misure non conformi agli accordi, l’Unione si riserverà «ogni possibilità di azione per tutelare i propri interessi».
La partita, dunque, è appena cominciata. Per l’industria automobilistica europea, un dazio del 25% potrebbe tradursi in prezzi più alti, margini più stretti e nuove valutazioni sulle strategie produttive. Per la politica, invece, il rischio è quello di una nuova frattura tra due alleati che, almeno sulla carta, continuano a parlare di collaborazione.
In mezzo restano le aziende, i lavoratori e i consumatori. Le prime dovranno decidere se assorbire i costi, alzare i prezzi o accelerare gli investimenti negli Stati Uniti. I lavoratori guardano con preoccupazione a una possibile redistribuzione della produzione. I consumatori, infine, potrebbero trovarsi davanti a listini più pesanti.
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