Alex Zanardi è morto, il campione amato da tutti lascia un vuoto incolmabile agli italiani ed agli sportivi

Un esempio, un pilota, un uomo, un campione della vita ci lascia ma non sarà mai dimenticato

Alex Zanardi è morto, il campione amato da tutti lascia un vuoto incolmabile agli italiani ed agli sportivi

Alex Zanardi è scomparso a 59 anni, e lascia un vuoto incolmabile in tutti noi, per la sua resilienza, il suo attaccamento alla vita e per quella capacità di rinascere a fronte di situazioni drammatiche trovando nuovi stimoli e modi diversi per continuare a scrivere pagine di storia di un’esistenza memorabile. 

La F1, i successi in America e la tragedia nel campionato CART 

Pilota di razza, Alex Zanardi è passato per le tappe obbligate che portano alla F1, iniziando dai kart, proseguendo in F3 e F3000, prima di avere le sue chance nella massima formula. Nel 1991 sale sulla Jordan per sostituire Roberto Moreno, nel 1992 passa alla Minardi e l’anno successivo alla Lotus, in mezzo la parentesi nel campionato Cart, negli USA, con le monoposto più veloci del mondo, dove trionfa nel 1997 e nel 1998 prima di rientrare in F1 al volante della Williams. In F1 ha corso 44 gare, con un sesto posto nel 1993 con la Lotus come miglior risultato in bacheca, ma con la formula Cart ha trovato l’America, letteralmente. I due campionati l’hanno fatto conoscere al mondo intero e la sua voglia di gettare sempre il cuore oltre l’ostacolo gli hanno permesso di compiere gesta memorabili, come il mitico sorpasso all’ultimo giro nella curva del cavatappi in occasione della gara di Laguna Seca nel 1996. Purtroppo, nel 2001, quando Zanardi tornò a correre in questa categoria, nel terribile incidente del Lausitzring, Germania, la sua monoposto fu investita da altre due vetture spezzandosi in due. Le conseguenze furono devastanti per il pilota italiano, che perse entrambe le gambe, ma da lì iniziò un’altra vita, che non ha escluso nemmeno il ritorno in pista, con auto opportunamente modificate, prima sulla monoposto della formula Cart, per terminare i giri mancanti della tragica gara tedesca e poi addirittura in una categoria altamente competitiva come il WTCC. 

L’eroe paralimpico, il secondo capitolo della vita di Zanardi 

Con grande forza d’animo e spirito indomabile, Zanardi iniziò il suo percorso di atleta paralimpico con la handbike. La sua dedizione e la crescita nei risultati lo portò a trionfare nella maratona di New York ed in quella di Roma nel 2011, mentre nel 2012 si aggiudicò 3 medaglie, due d’oro ed una d’argento nelle paralimpiadi di Londra e, nel 2016, nelle olimpiadi di Rio, nonostante i 50 anni d’età, ottenne altre due medaglie d’oro ed un’altra d’argento. Zanardi fece incetta di titoli, con mondiali e coppe del mondo, dimostrando a tutti che la tragedia l’aveva reso un uomo diverso offrendogli nuove motivazioni e insegnando ad ognuno di noi a non mollare di fronte alle difficoltà. 

L’incidente in handbike e l’ultima sfida del campione

Sempre pronto ad aiutare gli altri, Zanardi, proprio in occasione di una staffetta benefica in handbike, nel 2021, per contribuire alla lotta contro il Covid-19, rimase coinvolto in un altro drammatico incidente con un camion nelle vicinanze di Pienza. Dopo interventi e ricoveri, era tornato a casa, con la sua famiglia, dove ha vissuto gli ultimi anni tra gli affetti più cari. Adesso, lascia un vuoto incolmabile in tutti noi, per cui rimarrà l’eroe che non si è mai arreso, un generatore infinito di empatia, capace di strapparti un sorriso anche nei momenti difficili e di impartiti la lezione più grande: il rispetto profondo per la vita nella sua essenza. 

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