Il governo spende per le accise, ma il diesel risale oltre 2 euro/litro

Il taglio delle accise è stato prorogato fino al 6 giugno

Il governo spende per le accise, ma il diesel risale oltre 2 euro/litro

Lo sconto sulle accise è stato prorogato fino al 6 giugno, seppur con una riduzione del taglio sul diesel, ed il Governo ha speso circa 1,8 miliardi di euro per rendere meno pesante il rifornimento ai distributori di carburanti. Tuttavia, mentre si spera possa arrivare il sospirato accordo tra Usa ed Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz, i prezzi stanno risalendo ed il diesel è tornato ampiamente sopra i 2 euro a litro, dopo il provvedimento di venerdì scorso.

I prezzi di lunedì 25 maggio

L’ultimo decreto ha, come dicevamo, prolungato lo sconto sulle accise fino a sabato 6 giugno, mantenendo i 5 centesimi/litro (+IVA) di taglio sulla benzina e dimezzando a 10 cent/l (+ IVA) quello sul diesel, rispetto ai 20 centesimi previsti nel decreto precedente. Un cambiamento recepito all’istante dai distributori che, già nella mattinata di sabato, avevano aumentato i prezzi del gasolio. A differenza della lentezza di quando a marzo venne annunciato il primo taglio alle accise, per cui alcuni ci misero anche 2/3 giorni a far scendere i prezzi ed allinearsi al provvedimento.

Tornando ai prezzi odierni, questa diminuzione dello sconto ha riportato il diesel ben oltre i 2 euro al litro. La quotazione odierna, con i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, ha rilevato un prezzo medio al self pari a 2,046 euro al litro, con una crescita di 9 millesimi rispetto al costo di ieri e di oltre 6 centesimi rispetto a venerdì. Dopo i rialzi della scorsa settimana, invece, è rimasto stabile il prezzo della benzina a 1,968 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,057 euro al litro per la benzina e 2,127 euro al litro per il gasolio.

I conti del Governo

I provvedimenti del Governo, dunque, non stanno bastando per riuscire a contenere in maniera sostanziosa i rialzi dovuti alla guerra in Iran. Secondo i conti effettuati dal Sole 24 Ore, sono stati spesi quasi 1,8 miliardi di euro per ridurre l’impatto delle accise sui carburanti, da quando venne approvato il primo provvedimento, dello scorso 19 marzo. Oltre 500 milioni per i primi due provvedimenti di marzo e aprile, quasi 200 milioni quello di fine aprile ed inizio maggio, per arrivare ad altri 400 milioni stanziati in quello approvato venerdì scorso.

Una situazione che rischia di riproporsi anche all’inizio di giugno e per cui il Governo dovrà nuovamente reperire i fondi necessari, per evitare un ulteriore rialzo dei costi. Che si sono impennati già prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente. Secondo il Codacons, che ha elaborato i dati dell’ultimo report della Commissione Europea, in Italia il prezzo medio del gasolio è salito in 10 anni del +75,5%, mentre la benzina costa il 38% in più rispetto al 2016. Un rialzo per il diesel più alto, rispetto a quanto avvenuto di media nell’UE, pari al 69%.

L’attesa per l’accordo

La speranza, per tornare a prezzi più ‘normali’, è l’accordo tra Usa ed Iran, di cui si parla nelle ultime ore. Per mettere fine alla guerra e riaprire lo stretto di Hormuz, da cui transitava circa il 20% del petrolio mondiale, prima dell’inizio del conflitto. Pare ci sia un certo ottimismo da entrambe le parti, su una possibile risoluzione della situazione, anche se non ci saranno certezze fino all’eventuale firma, visti i continui cambiamenti che si sono registrati da quando è entrata in vigore la tregua, con le differenti dichiarazioni tra un possibile accordo e la ripresa della guerra.

Se questa trattativa andrà a buon fine, comunque, servirà del tempo per riportare la situazione nello stretto alla normalità. Secondo gli economisti, infatti servirà almeno un mese per ristabilire i flussi petroliferi e fino a sei mesi per quelli legati ai prodotti raffinati. Un periodo piuttosto lungo, anche se l’effetto sulle quotazioni potrebbe vedersi già nei primi giorni, se l’accordo sarà ritenuto convincente e duraturo, portando anche conseguenze positive ai distributori. Seppur non certo con la velocità con cui sono saliti i prezzi, nei giorni successivi all’avvio del conflitto. Al momento, ci sono circa 1.000 navi ferme nel Golfo, per circa 24 miliardi di dollari di prodotti.

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