In Viaggio, l’Oro di Dongo [EPISODIO 2 DI 3 – VIDEO ITINERARIO]

Un tesoro mai più ritrovato

La seconda puntata del nostro viaggio sul Lago di Como ci porta a Dongo, cittadina posta sul ramo superiore del lago e protagonista nell'aprile del 1945 di una vicenda che è rimasta nei libri di storia del nostro Paese

La seconda parte del nostro viaggio lungo le coste del Lago di Como, sempre in compagnia della nostra Fiat 500 Motorionline, ha saputo anche tingersi di mistero. Come giustamente ha sottolineato Mele, parlare solamente di auto durante un viaggio potrebbe risultare noioso anche per gli appassionati più veraci. Avremmo potuto sconfinare nella motonautica, dove la famiglia del nonno di chi vi scrive ha raccontato pagine di storia con i Cantieri Timossi di Azzano (cliccate qui per un veloce servizio sul più famoso Timossi Arno XI, idroplano da record motorizzato Ferrari esposto non per caso al Museo Casa Enzo Ferrari di Modena), ma ci saremmo allontanati ben poco dal mondo dei motori. Ecco allora l’idea: il lago è stato scenario decisivo della fine della Seconda Guerra Mondiale e qui si sono scritte pagine importantissime della nostra storia moderna. Non sorprende, quindi, che passando da Mezzegra a Dongo, sempre sulla costa occidentale dello specchio lacustre, si possano trovare ancora testimonianze e, soprattutto, un mistero ancora irrisolto.

Dobbiamo però fare una premessa importante: la vicenda che riguarda l’Oro di Dongo non è solo piena di mistero e punti interrogativi, ma anche di polemiche e discussioni. Essendo così vicino a noi, è inevitabile che la storia si fonda con la politica. Vogliamo precisare che noi abbiamo voluto affrontare questo argomento con la mente assolutamente sgombra da qualsiasi pregiudizio o deviazione politica, di qualsiasi colore e collocazione. Stiamo parlando di storia e non ci schieriamo da nessuna parte, secondo deontologia giornalistica. Ci scusiamo nel caso dovessimo omettere qualcosa o sbagliare, per quanto preparati, qualche riferimento. Garantiamo la nostra buona fede e siamo aperti a qualsiasi discussione, seppur nei limiti della civiltà.

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Torniamo alla nostra vicenda: è la mattina del 27 aprile 1945. Sono passati due giorni dalla liberazione del nostro Paese da parte delle forze alleate e l’esercito tedesco sta abbandonando l’Italia. Naturalmente lungo tutta la penisola sono moltissimi i controlli effettuati sulle colonne di tedeschi in fuga, per evitare furti, rapimenti, fughe o qualsiasi altro inconveniente. Quella mattina, però, in mezzo ai soldati tedeschi venne trovato proprio Benito Mussolini con il suo seguito. L’ex Duce venne così arrestato e le vicende che seguirono le ore successive sono avvolte dal mistero. La storiografia ufficiale dice che Mussolini venne giustiziato a Mezzegra, dove tutt’oggi è esposta una croce commemorativa, insieme a Claretta Petacci. Insieme ai due, però, viaggiavano anche tutti gli affetti personali del Duce: documenti importanti, valuta, oro e molto altro ancora.

Si trattava di quello che venne poi ribattezzato l’Oro di Dongo, un vero e proprio tesoro che dopo poco scomparì senza una chiara motivazione. Proprio il suo destino fu oggetto di numerose polemiche e discussioni, senza riuscire ad arrivare ad una vera soluzione finale. Al momento l’unica cosa che possiamo dire è che ufficialmente non sappiamo per cosa sia stato utilizzato il tesoro e probabilmente non lo sapremo mai. Se volete approfondire l’argomento, una breve ricerca sul Web vi restituirà probabilmente più documenti di quanti non sareste in grado di leggere. Vi sono numerose testimonianze su come venne investito il tesoro, ma addentrarsi in queste esporrebbe troppo il fianco alla polemica politica.

Solamente una delle storie che il nostro Paese è stato in grado di raccontare lungo la sua millenaria storia. Solamente la seconda puntata del nostro viaggio lungo le sponde del lago. Manca solamente un’ultima tappa per il nostro viaggio e la potrete leggere e vedere venerdì sempre alle ore 13. Nel frattempo, non perdetevi la seconda puntata qui di seguito. Buona visione.

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