La produzione automotive torna a correre in Italia: marzo chiude con un balzo del 14,8%

Secondo i dati preliminari di ANFIA, la produzione di autovetture cresce del 14,5% nel mese rispetto a marzo 2025

La produzione automotive torna a correre in Italia: marzo chiude con un balzo del 14,8%

La produzione automotive italiana torna a dare segnali di vitalità. Dopo mesi complessi, segnati da rallentamenti, incertezze sulla transizione energetica e una domanda non sempre prevedibile, marzo 2026 porta finalmente un dato capace di restituire fiducia alla filiera. Secondo le rilevazioni ISTAT diffuse da ANFIA, l’indice complessivo della produzione del settore cresce del 14,8% rispetto a marzo 2025. Un risultato che non arriva per caso, visto che l’intero primo trimestre chiude con un aumento del 13,6%.

Secondo i dati preliminari di ANFIA, la produzione di autovetture cresce del 14,5% a marzo

Il comparto, dunque, sembra aver ripreso velocità. Non abbastanza per parlare di svolta definitiva, ma quanto basta per leggere nei numeri un segnale concreto. Il confronto con il resto dell’industria italiana rende il dato ancora più evidente: a marzo la produzione industriale nazionale aumenta dell’1,5%, mentre nei primi tre mesi dell’anno si ferma a un contenuto +0,5%. L’automotive, quindi, cresce molto più della media e conferma ancora una volta il suo ruolo centrale nel sistema manifatturiero del Paese.

A trainare il recupero è soprattutto la fabbricazione di autoveicoli, cioè auto e veicoli commerciali leggeri e pesanti. A marzo questo comparto registra un aumento del 20,5% su base annua, mentre nel trimestre la crescita arriva al 19,1%. Numeri importanti, che raccontano un ritorno alla produzione più consistente, pur dentro uno scenario ancora pieno di incognite.

Entrando nel dettaglio, le sole autovetture prodotte in Italia a marzo sono state circa 34.000, il 14,5% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Nel trimestre gennaio-marzo, invece, la produzione raggiunge quota 79.340 unità, con una crescita del 18,4%. Se si guarda all’intero comparto degli autoveicoli, il totale dei primi tre mesi sale a circa 144.000 unità, pari a un progresso del 7,9%.

La ripresa, però, non coinvolge tutti allo stesso modo. La produzione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi resta in difficoltà, con un calo del 3,2% a marzo e del 5,3% nel trimestre. Meglio il comparto delle parti e degli accessori per autoveicoli e motori, che cresce del 5,5% nel mese e del 6,3% nei primi tre mesi dell’anno. È una fotografia realistica della filiera: il motore si è rimesso in moto, ma alcuni ingranaggi faticano ancora a tenere il passo.

“A marzo 2026, l’indice della produzione automotive italiana registra la terza crescita consecutiva a doppia cifra”, ha spiegato Gianmarco Giorda, Direttore Generale di ANFIA. Il miglioramento, ha osservato, è legato soprattutto alla ripresa della fabbricazione di autoveicoli e all’aumento della produzione di autovetture. Più prudente, invece, l’andamento della componentistica, che resta positiva ma procede con maggiore cautela.

La crescita di marzo è certamente una buona notizia, ma non basta a chiudere i dossier aperti. Il più importante riguarda il futuro degli stabilimenti italiani, tema che resta al centro dell’attenzione in vista della presentazione del piano industriale del Gruppo Stellantis, prevista il 21 maggio durante l’Investor Day. Da quel passaggio sono attese indicazioni decisive sui modelli destinati agli impianti nazionali, sui volumi futuri e sulle prospettive occupazionali. “C’è molta attesa”, ha ricordato Giorda, auspicando un ritorno graduale a livelli produttivi più adeguati per un mercato come quello italiano. Il punto è cruciale: senza una visione industriale chiara, anche i numeri positivi rischiano di restare un recupero temporaneo e non l’inizio di una ripartenza strutturale.

Accanto alle decisioni dei costruttori, pesano anche le scelte della politica. ANFIA attende la firma del DPCM che definirà le misure collegate al Fondo Automotive del Mimit. Si tratta di strumenti considerati essenziali per sostenere l’offerta, accompagnare la transizione tecnologica e rafforzare la competitività della filiera nazionale. Sul tavolo resta anche il tema europeo della revisione del regolamento CO2 per gli autoveicoli leggeri. Per il settore servono tempi rapidi, regole chiare e un quadro stabile. Senza certezze, i produttori faticano a programmare investimenti e i consumatori rischiano di rinviare le decisioni d’acquisto.

Guardando all’estero, i dati mostrano un quadro misto. A gennaio 2026 l’export italiano di autoveicoli vale 1,03 miliardi di euro, mentre l’import raggiunge 2,78 miliardi. Gli Stati Uniti restano il primo mercato di destinazione in valore, davanti a Germania e Francia. Più solida la componentistica, con esportazioni per 1,94 miliardi e un saldo positivo di 0,46 miliardi. Anche il fatturato conferma qualche segnale favorevole. A febbraio, ultimo dato disponibile, l’intero settore automotive cresce del 12,6%, sostenuto sia dal mercato interno sia da quello estero. La componentistica, invece, avanza solo dello 0,4%, a conferma di una ripresa ancora prudente.

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