Raffaele Fusilli: “Auto cinesi in crescita in Europa, l’Italia è il caso più interessante”
Nonostante limiti infrastrutturali e pochi incentivi, prezzo, prodotto e valore percepito spingono le vendite
Le auto cinesi avanzano in Europa, ma il caso da osservare con maggiore attenzione, secondo Raffaele Fusilli, è quello italiano. In un post pubblicato su LinkedIn, Fusilli segnala che i marchi cinesi hanno raggiunto nel 2025 circa il 6% del mercato europeo, “quasi raddoppiando” rispetto all’anno precedente, con punte più alte in Norvegia, Regno Unito, Italia e Spagna.
La crescita dei marchi cinesi nel mercato europeo, secondo Raffaele Fusilli, trova nell’Italia un caso emblematico
Per Fusilli, il dato italiano è il più significativo perché arriva in un contesto tutt’altro che favorevole all’elettrico. “L’Italia non è un paradiso dell’elettrico”, osserva, ricordando l’assenza di infrastrutture paragonabili al Nord Europa e la mancanza di incentivi strutturali. Eppure, aggiunge, “i brand cinesi crescono”.
La prima spiegazione è il “prezzo”. In un mercato in cui il cliente privato fatica sempre più ad accedere all’auto nuova, l’offerta cinese trova spazio. La seconda è il “prodotto”: marchi come MG, BYD, Omoda, Jaecoo e Leapmotor, sottolinea Fusilli, non vendono soltanto elettriche, ma modelli con motorizzazioni differenziate, dotazioni ricche e una proposta percepita come concreta.
C’è poi il “vuoto lasciato dagli europei”. Secondo Fusilli, molte case del Vecchio Continente hanno progressivamente arretrato sui segmenti più accessibili, lasciando scoperte fasce di mercato decisive. “Le piccole” sono diventate meno centrali nelle strategie industriali, mentre i listini entry level sono saliti.
Il punto, però, non è solo economico. L’Italia, afferma Fusilli, è un mercato “emozionale”, ma anche “razionale”. Il cliente resta sensibile al fascino del marchio, ma quando il reddito disponibile si riduce, il valore percepito diventa determinante. E se un costruttore offre “più tecnologia”, “più garanzia”, “più dimensioni” e “più dotazioni” a un prezzo competitivo, le resistenze iniziali possono cadere.
La conclusione di Fusilli è netta: la Cina non starebbe vincendo soltanto per velocità industriale o capacità tecnologica, ma anche perché l’Europa avrebbe smesso di presidiare alcune aree essenziali del proprio mercato. In questa trasformazione, l’Italia diventa quindi un osservatorio privilegiato: non il Paese più elettrico, non il più incentivato, ma forse uno dei più sensibili al rapporto tra prezzo, prodotto e valore reale.
Seguici qui

