Stretto di Hormuz riaperto e poi chiuso di nuovo: allarme per energia e auto elettriche

Cresce il rischio di rallentamenti alle catene di approvvigionamento e stop produttivi entro poche settimane

Stretto di Hormuz riaperto e poi chiuso di nuovo: allarme per energia e auto elettriche

Nell’accordo di tregua siglato tra Stati Uniti e Iran nelle scorse ore una delle condizioni dettate da Washington e accettate da Teheran riguardava la riapertura dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per la logistica mondiale. Così come da accordi, lo Stretto di Hormuz era stata aperto, ma la riapertura è durata pochissimo. Nella notte infatti le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno nuovamente chiuso il passaggio a navi e mercantili, motivandolo come una risposta alla violazione del cessate il fuoco compiuta da Israele che nelle scorse ore ha proseguito i suoi attacchi in Libano.

Le conseguenze sono state immediate con il nuovo blocco al transito nello Stretto di Hormuz, che rischia di avere ripercussioni significative ben oltre l’area del Golfo Persico. Attraverso questa rotta strategica transita fino al 20% del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto, oltre a materie prime fondamentali per numerosi settori industriali.

Rischio ripercussioni sulla produzione di auto elettriche

Tra i comparti più esposti c’è quello automobilistico, in particolare la filiera delle auto elettriche. La chiusura dello Stretto di Hormuz comporta da un lato l’aggravarsi della crisi energetica, con petrolio e gas sempre più cari, e dell’altro un rallentamento delle catene di approvvigionamento. Ritardi nelle spedizione, rotte alternative più lunghe e la necessità di maggiori scorte stanno mettendo sotto pressione il modello “just-in-time” su cui si basa gran parte dell’industria.

Per quel che riguarda il settore dell’auto elettrica, il nodo più critico si concentra su alcuni materiali essenziali per le vetture a batteria. Mentre i prodotti petrolchimici, come plastiche e resine, diventano più costosi e instabili, ancor più delicata è la questione dello zolfo, elemento chiave nella produzione delle batterie delle auto elettriche. Basti pensare che circa la metà del trasporto marittimo di zolfo passa proprio dal Golfo Persico.

Scorte per altre otto settimane e poi?

Secondo le stime della società di consulenza Berylls by AlixPartners, il comparto dell’auto elettrica ha attualmente scorte a sufficienza per sostenere la produzione per circa otto settimane. Oltre questo limite, il rischio concreto è quelli di rallentamenti o stop produttivi su scala globale, uno scenario che richiama la recente crisi dei semiconduttori che ha messo in difficoltà il settore automobilistico e non solo.

Nel frattempo, la situazione che gravita intorno alle sorti dello Stretto di Hormuz resta altamente incerta. L’Iran ha segnalato anche la presenza di mine marine, fattore che aumenta ancor di più il rischio sicurezza per la navigazione. Mentre le autorità hanno indicato due rotte alternative, che però risultano più lunghe e complesse, la speranza è che si possa arrivare ad una riapertura stabile dello Stretto di Hormuz, ponendo fine a questa situazione che sta già generando un effetto domino su logistica e pianificazione industriale mondiale.

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