Auto aziendali troppo care: le flotte cambiano rotta e guardano alla Cina

La reazione del mercato fleet europeo ai all'incremento dei prezzi che, tra il 2019 e il 2024, sono cresciuti del 45%

Auto aziendali troppo care: le flotte cambiano rotta e guardano alla Cina

Il cambiamento in atto nel mercato automobilistico del Vecchio Continente, comparto delle flotte aziendali incluso, è sotto gli occhi di tutti. Per oltre vent’anni, le Case auto europee hanno rincorso i volumi, puntando alla saturazione degli impianti, ma senza mai riuscire ad andare oltre il 60-70% della capacità produttiva.

Poi è arrivata la crisi dei semiconduttori post-Covid e con essa un cambio di rotta: meno auto, prezzi più alti, margini maggiori. La diretta conseguenza nel settore fleet è tangibile con il valore medio delle vetture immatricolate a noleggio che è passato da 22.000 euro nel 2019 a 32.000 euro nel 2024, ovvero il +45% nel giro di cinque anni. A spingere ulteriormente i prezzi verso l’alto ci ha pensato anche la normativa, che oggi impone maggiori dotazioni di sicurezza obbligatorie anche nei segmenti più bassi.

La risposta delle flotte

A questo fenomeno le aziende hanno reagito in diversi modi, non solo assorbendo gli aumenti. Secondo un’indagine del think tank AgitaLab condotta tra gli operatori del settore, l’88% delle imprese ha scelto di mantenere invariato il TCO, il costo totale di possesso, intervenendo sulle car list, ovvero i cataloghi da cui i dipendenti scelgono la propria aziendale. Dalla ricerca sono emerse sostanzialmente due opzioni, che dividono quasi a metà il campione intervistato: scendere di segmento e aprire ai brand cinesi.

Abbassare la categoria delle vetture

Il 42% degli intervistati segnala un downgrading sistematico: chi guidava una berlina di segmento D si trova oggi a scegliere tra le compatte di segmento C. Pur garantendo un rischio reale, tale “declassamento” nasconde un rischio sottovaluto, ovvero quello che l’auto aziendale smetta di essere un benefit percepito come tale, anche per normative fiscali penalizzanti, con il dipendente che a questo punto potrebbe preferire una compensazione alternativa. Scegliendo questa strada, la quota di mercato fleet rimane sulla carta, ma il suo valore complessivo si riduce.

Aprire ai marchi cinesi

Per il 46% di coloro che hanno risposto all’indagine invece le flotte stanno guardando con crescente interesse ai brand cinesi che propongono veicoli ben equipaggiati, dal design apprezzato e con listini significativamente più competitivi rispetto ai costruttori europei. Anche se gli operatori del noleggio mantengono ancora qualche riserva sul fronte dei valori residui, la strategia che punta ai marchi cinesi è sempre più marcata.

Ironia della sorte, sono state proprio le Case auto europee, con la loro strategie di “premiumizzazione”, ad aprire la porta alla concorrenza asiatica nel segmento fleet, quello storicamente più fedele, con un turnover che è meno della metà rispetto al mercato privato, e che ora rischia essere sempre più piccolo ed affollato di competitors.

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