Emergenza smog, l’ACI: “La soluzione non è il blocco delle auto”

"Serve un coordinamento nazionale incardinato su quattro punti"

Emergenza smog ACI - L'Automobile Club d'Italia, attraverso le parole del suo presidente Sticchi Damiani, esprime tutto il proprio scetticismo sui provvedimenti attuati in questi giorni per affrontare l'emergenza smog nelle grandi città italiane, suggerendo le quattro strade d'intervento sulle quali invece bisognerebbe puntare.
Emergenza smog, l’ACI: “La soluzione non è il blocco delle auto”

Non è con il blocco delle auto che si risolve il problema dell’elevata concentrazione di polveri sottili nell’aria nelle nostre grandi città. A sostenere tale tesi, confermata dai valori di Pm 10 in crescita a Milano e Roma nonostante blocco del traffico e targhe alterne, è il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani.

Commentando gli ultimi provvedimenti sulla mobilità privata il presidente dell’ACI ha dichiarato: “I dati sulla qualità dell’aria nelle città italiane dimostrano ancora una volta che i problemi non si risolvono bloccando le auto,perché ai veicoli è imputabile solo una piccola parte delle emissioni inquinanti. Soprattutto in questo regime di emergenza bisogna puntare il dito su altre fonti inquinanti. In una strategia di lungo periodo è comunque evidente che anche l’automobile può dare il suo contributo se inquadrata in una logica sistemica, oggettiva e senza pregiudizi“.

Lo stesso scetticismo viene espresso dall’ACI anche in merito alla proposta del Governo di abbassare di 20 km/h (da 50 a 30) il limite di circolazione nelle aree urbane. A tal proposito, attraverso un tweet, l’ACI scive: “L’inquinamento non si riduce fermando le auto, tantomeno rallentandole. L’ipotesi di un limite a 30 km/h in città ci lascia perplessi“.

Sticchi Damiani ha poi sottolineato come serva coordinare  a livello nazionale le misure correttive per far si che possano essere efficacia e detta quattro priorità di intervento per affrontare l’emergenza inquinamento: “Ancora una volta risulta evidente che gli interventi difformi sul territorio non servono senza un coordinamento nazionale che per la mobilità va incardinato su quattro punti, anche in considerazione del fatto che il nostro parco circolante è tra i più vecchi in Europa: incentivare l’acquisto di auto nuove o usate a minore impatto ambientale; favorire la rottamazione dei veicoli vecchi più inquinanti (oggi 1 auto su 4 è pre Euro 3), salvaguardando le vere auto d’epoca attraverso una lista chiusa di modelli storici, come quella stilata da ACI; potenziare anche qualitativamente il trasporto pubblico locale; sostenere l’offerta di car sharing non solo a Roma e Milano, ma anche nelle realtà urbane meno estese come Verona, Firenze e Bari dove ACI offre già un servizio di auto condivise, anche elettriche“.

La mobilità del futuro passa inevitabilmente dall’elettrico, alimentazione che l’ACI sostiene con diverse iniziative volte alla sensibilizzazione, alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo delle infrastrutture.

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