Ferrari Luce, il mercato boccia la svolta elettrica: titolo giù a Piazza Affari

Nella seduta successiva alla presentazione, il titolo Ferrari ha perso circa l’8% sul FTSE Mib

Ferrari Luce, il mercato boccia la svolta elettrica: titolo giù a Piazza Affari

Ferrari Luce è stata presentata come una delle svolte più importanti nella storia recente di Maranello. Un modello destinato a segnare l’ingresso del Cavallino Rampante nell’era dell’elettrico puro, ma anche a misurare quanto l’identità Ferrari possa cambiare senza perdere il proprio valore simbolico e finanziario.

Ferrari Luce: il mercato non sembra aver apprezzato

Svelata il 25 giugno a Roma, Ferrari Luce porta con sé numeri di forte impatto: cinque posti, oltre 1.000 cavalli, accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e un prezzo base di 550.000 euro. Una scheda tecnica che conferma l’ambizione del progetto, pensato per interpretare l’elettrificazione secondo i canoni di esclusività, prestazioni e lusso propri del marchio.

La risposta del mercato, però, è stata fredda. Nella seduta successiva alla presentazione, il titolo Ferrari ha perso circa l’8% sul FTSE Mib, risultando tra i peggiori del listino. Un calo significativo, che non arriva in un momento semplice per la Casa di Maranello. Negli ultimi dodici mesi, infatti, Ferrari ha già lasciato sul terreno circa il 27% della propria capitalizzazione, in un contesto appesantito dai dubbi sulla domanda globale di beni di lusso.

Ricordiamo che Ferrari produce meno di 14.000 vetture l’anno, una cifra lontanissima dai grandi costruttori generalisti come Volkswagen, che viaggia intorno ai 9 milioni di veicoli. Eppure, Maranello conserva la maggiore capitalizzazione tra le case automobilistiche europee. Un primato costruito su scarsità, desiderabilità e margini straordinari.

Ferrari Luce diventa quindi un banco di prova delicatissimo. Da un lato rappresenta la capacità di Ferrari di innovare e di inserirsi in un futuro sempre più elettrificato. Dall’altro impone una domanda che investitori e appassionati si stanno ponendo con crescente insistenza: una Ferrari senza rombo può avere lo stesso potere emotivo, commerciale e finanziario di una Ferrari con motore termico?

Nel piano al 2030, Ferrari ha già rivisto le proprie aspettative sull’elettrico, riducendo al 20% la quota attesa di modelli full electric. Una scelta che conferma la volontà di mantenere un ruolo centrale per i motori termici e per le soluzioni ibride. L’amministratore delegato Benedetto Vigna non punta alla crescita dei volumi, ma alla difesa del pricing e dell’esclusività, elementi fondamentali per il modello industriale Ferrari.

A esprimere in modo netto la diffidenza dei puristi è stato l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo. Le sue parole hanno avuto un peso simbolico forte: “Se dicessi quello che penso farei del male alla Ferrari. C’è il rischio di distruggere un mito. Spero tolgano il Cavallino da quella macchina”. La sfida, ora, sarà capire se la Luce riuscirà a trasformare lo scetticismo iniziale in desiderabilità.

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