Seat Ibiza Cup: il racconto della nostra esperienza in gara, ad Imola [PARTE 1]

Dalle libere non molto incoraggianti ad un costante miglioramento

Un week-end indimenticabile, trascorso insieme ai protagonisti del monomarca Seat dedicato alla Ibiza. La casa spagnola, infatti, è grande protagonista degli Aci Racing Week-end. Al monomarca Ibiza, infatti, si affianca anche quello dedicato alla più grande Leon. Leon che, in versione TCR e TCS, sono anche impegnate (e vincenti) nel Campionato Italiano Turismo.
Seat Ibiza Cup: il racconto della nostra esperienza in gara, ad Imola [PARTE 1]

C’è poco da fare, è il peso della storia. In certe piste, per quanto stupende, guidare, o meglio correre – o quantomeno provare a farlo – non è la stessa cosa che in altre. Non c’è lo stesso fascino, la stessa emozione, la stessa poesia nel pennellare una traiettoria o nel tirare una staccata. Prendente, ad esempio, l’Ascari Circuit di Malaga. Una pista davvero stupenda. Ma per quanto stupenda, anche trenta giri con la supercar più esclusiva al mondo, non potranno mai eguagliare l’emozione di un giro ad Imola. E poco importa se fatto con una supercar o con un’Ape Piaggio 50. Imola è la storia, è il mito. Un mito che sogni sin da piccolo, quando nel mio caso, la affrontavo alla PlayStation 1 con Formula 1 96, il primo mai uscito per la console Sony. Avevo appena sei anni, eppure ricordo ancora alla perfezione il commento di De Adamich che, prima di ogni gara, recitava il solito ritornello: “benvenuti all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari per il Gran Premio di Imola”. Ecco, ad appena sei anni, il mio livello di “malattia” per le auto e per il mondo delle corse era già da “ricovero”, ma difficilmente, anche nel più bello dei sogni, mi sarei visto esattamente 20 anni dopo, in griglia di partenza, proprio su quella pista, proprio dietro al volante di una vettura da gara. Un sogno che si è avverato grazie a Seat, con la quale ho preso parte ad una tappa del monomarca Seat Ibiza Cup.

UN PADDOCK CATALANO “MUI CLIENTE”
Per rendere l’idea di quanto Seat Motorsport Italia sia impegnata nel mondo delle corse, non è un eufemismo dire che, praticamente la metà delle vetture in pista durante gli Aci Racing Week-End, porta sul cofano la “S” della casa spagnola. Al Mugello, ad esempio, tra i due monomarca Ibiza Cup e Leon Cup, ai quali si aggiungono le Leon TCR e le Leon Cupra TCS impegnate nel Campionato Italiano Turismo, c’erano in pista addirittura 55 Seat. Insomma, quello messo in piedi da Tarcisio Bernasconi, capo della divisione motorsport di Seat, è un vero e proprio circus, capace di attrarre piloti ma non solo. L’impegno di Seat, infatti, non si limita alle vetture da corsa, perché ogni tappa degli Aci Racing Week-end è una bellissima occasione, per il pubblico, di conoscere da vicino, divertendosi, l’intera gamma Seat. Test drive su strada, hot lap a fianco dei piloti, prova di guida su piazzale con un mini-circuito, e persino un simulatore ricavato all’interno di una vera Ibiza da trofeo. Insomma, un impegno a 360° per rendere ogni tappa di campionato motivo d’attrazione non solo per i piloti ma anche per la gente che vuole passare un fine settimana diverso, all’insegna della passione. Tutto ciò, ovviamente, richiede una struttura senza eguali: l’hospitality di Seat Motorsport Italia, dove i piloti ed i partecipanti ai trofei vengono appunto “ospitati” durante le giornate di gara, non ha nulla da invidiare a quelle presenti durante le gare di F1.

LA IBIZA CUP
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Ormai presenza fissa nel calendario motoristico italiano, il trofeo che vede impegnate le IBIZA Cupra è diventato il riferimento per quei piloti che vogliono divertimento assoluto e zero preoccupazioni. Si arriva in pista, si indossa la tuta, e si corre. Ma non si tratta di soli gentleman driver, perché l’IBIZA Cup, negli anni, è stata anche fucina di giovani talenti. Ragazzini velocissimi, che l’hanno scelta e che continuano a sceglierla come step immediatamente successivo al go-kart. D’altronde, la scheda tecnica non scherza affatto: ben 200 CV su un corpo vettura leggero e compatto. Il motore è il 1.4 TFSI, sul quale i tecnici di Seat Motorsport hanno lavorato a livello di sovralimentazione e di elettronica. Completano il quadro lo scarico sportivo, un assetto “tosto”, le dotazioni di sicurezza, oltre all’impianto frenante preso in prestito dalla Leon Cupra (rimane l’ABS anche sulla vettura da gara). Il cambio, invece, resta il DSG doppia frizione della vettura stradale. Le gare, due per week-end, durano 48 minuti + 1 giro e prevedono una sosta obbligatoria durante la quale chi corre in coppia, volendo, può effettuare il cambio pilota. Il trofeo è molto combattuto, e sicuramente non mancano spettacolo, duelli, sportellate, e spesso anche “botte” mica da poco…Il video che segue ne è un esempio. Non mi hanno di certo risparmiato una buona dose di sportellate.

UN COMPAGNO D’ECCEZIONE
In occasione della nostra presenza in griglia alla IBIZA Cup, il collega giornalista con cui ho diviso la vettura è stato Franco Nugnes. Un’istituzione del settore, una delle firme eccellenti del giornalismo italiano. Per capirci, uno che a tavola, durante la cena, ti delizia con i suoi racconti di retroscena riguardanti i vari Ecclestone, Schumacher, Lauda, gente della quale parla come conoscenti intimi. E lo fa non per vantarsi, ma lo fa perché, per lui, lo sono davvero. Insomma, per un giovane giornalista come me, il modello da seguire sperando di diventare, un domani, il “Nugnes” del futuro. Ma Franco, oltre che giornalista eccellente, è anche un ottimo pilota, con un palmarès non indifferente di vittorie nelle gare turismo nazionali. Fermo da qualche tempo, preoccupato per la forma fisica – a suo dire non più quella di un tempo – gli è bastato indossare nuovamente la tuta per ritrovare immediatamente il mood giusto. La sua esperienza sui campi di gara mi è stata di grande aiuto durante tutto il week end, sin dalle prove libere, quando, sconfortato per il distacco abissale preso dagli altri concorrenti, mi ha subito rincuorato dicendomi “tranquillo, passo dopo passo risaliremo a centro gruppo”. Considerando il distacco mi sembrava impossibile, eppure…

PROVE LIBERE DA DIMENTICARE
La pista non è certo sconosciuta. Franco è di casa da queste parti, ed io ho avuto occasione di girarci, più volte, di recente. Proprio questo, con tutta probabilità, ha creato in me delle false aspettative. Pronti via, pensavo (e mi ero illuso) di scendere in pista e staccare subito il tempone. I 40 minuti di prove libere, da dividere 20 minuti a testa, volano via invece velocissimi, cercando di capire e di “studiare” la macchina. Il riscontro cronometrico e la classifica sono impietosi: penultima posizione, ma ancor più grave, 5 secondi di distacco dai primi. Di fronte a tale disastro cado nello sconforto più totale, pensando che sarebbe forse meglio andare a guidare il trattore che recupera le vetture insabbiate a bordo pista. Franco, invece, dall’alto della sua esperienza, è decisamente più ottimista. Tutt’altro che preoccupato per il tempo, si dice sicuro che, di giro in giro, riusciremo a togliere secondi su secondi. Con il suo occhio esperto, da pilota navigato, si accorge anche che la nostra vettura ha un assetto molto gentile: se le ruote di quelle dei primi, al posteriore, sono aperte tipo bacchette per mangiare sushi, la nostra è decisamente più conservativa. Meglio così. L’ingegnere di pista Seat ci spiega che, con un assetto come quello di Torelli e Volpato, senza conoscere bene la vettura, andremmo a muro alla prima curva. Ci dice anche, però, che un assetto come quello, se lo si riesce a sfruttare, vale un paio di secondi (in meno) al giro. [TO BE CONTINUED]

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