Carburanti, l’Italia rischia di avere i prezzi più cari d’Europa: dal 1° maggio possibile stangata su benzina e diesel
Senza la proroga del taglio delle accise, il gasolio potrebbe superare i 2,30 euro al litro
Il taglio delle accise sui carburanti si avvicina alla scadenza e, senza un nuovo intervento del governo, dal 1° maggio 2026 benzina e diesel potrebbero tornare ai livelli ordinari. La misura, rinnovata dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni fino al 30 aprile, vale 24,4 centesimi al litro. Una cifra che oggi contiene i prezzi alla pompa, ma che potrebbe trasformarsi in un aumento immediato per automobilisti, trasportatori e imprese.
Carburanti: dal 1° maggio 2026 benzina e diesel rischiano un forte aumento
L’impatto sarebbe particolarmente pesante sul gasolio. Secondo le stime basate sui prezzi attuali, la benzina in modalità self service potrebbe salire fino a circa 1,98 euro al litro, mentre il diesel potrebbe superare quota 2,30 euro al litro. Sarebbe un livello record nel confronto europeo, superiore anche ai Paesi dove il carburante è tradizionalmente più caro.
Oggi la situazione appare ancora relativamente stabile, anche grazie allo sconto fiscale. La benzina costa in media 1,736 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 2,062 euro al litro. I dati si riferiscono al self service fuori dalla rete autostradale, dove i prezzi tendono a essere più alti di circa cinque centesimi al litro. Nelle ultime settimane si è registrato anche un calo, legato in parte alle reazioni dei mercati alla tregua raggiunta in Iran.
Il ministero delle Imprese ha rivendicato che, dall’inizio della guerra in Iran, l’Italia sarebbe stata tra le grandi economie europee con la crescita più contenuta dei prezzi dei carburanti. Un dato vero solo in parte: il taglio delle accise ha infatti tenuto artificialmente più bassi i prezzi finali. Tra i principali Paesi europei, soltanto la Spagna ha adottato una misura analoga.
Il confronto con l’Unione europea mostra un quadro delicato. Secondo la Commissione europea, al 20 aprile la media della benzina nell’Ue era pari a 1,827 euro al litro, mentre quella del gasolio era di 2,007 euro al litro. Con lo sconto ancora in vigore, dunque, l’Italia resta vicina alla media europea. Ma senza il taglio, il quadro cambierebbe rapidamente.
Il caso più evidente è quello del diesel. Se le accise tornassero a pieno regime, il gasolio italiano potrebbe superare i 2,30 euro al litro. Oggi nei Paesi Bassi, dove si registra uno dei prezzi più elevati d’Europa, il diesel costa circa 2,29 euro al litro. In Francia si ferma a 2,24 euro, in Germania a 2,13 euro, mentre in Spagna è intorno a 1,80 euro. L’Italia rischierebbe quindi di passare, nel giro di pochi giorni, da una posizione nella media al vertice della classifica europea.
Per il governo Meloni la scelta è politicamente complicata. Prorogare il taglio significherebbe evitare una stangata immediata su famiglie e lavoratori, ma comporterebbe anche un costo molto alto per le casse pubbliche. Diversi esperti hanno inoltre sottolineato che uno sconto generalizzato sui carburanti tende a favorire maggiormente le famiglie con redditi più alti, che consumano più carburante.
La pressione politica, però, è forte. Matteo Salvini ha già definito “impensabile” un aumento improvviso di 20 o 30 centesimi al litro, soprattutto per chi utilizza l’auto o i mezzi per lavoro. Il vicepremier ha attribuito il problema alle regole europee, sostenendo che limiterebbero la possibilità di aiutare gli italiani in difficoltà. La decisione dovrà arrivare nei prossimi giorni. Sul tavolo ci sono conti pubblici, consenso politico e potere d’acquisto delle famiglie. Ma il tempo stringe: senza una proroga, dal 1° maggio il pieno potrebbe diventare molto più caro.
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