Nissan rivede la strategia in Europa e taglia 900 posti di lavoro
Nissan riduce la forza lavoro europea del 10% e riorganizza lo stabilimento di Sunderland
Nissan estende anche all’Europa il piano di ristrutturazione avviato un anno fa dall’amministratore delegato Ivan Espinosa. Dopo le anticipazioni del Financial Times, la Casa giapponese ha confermato un riassetto delle attività nella regione che avrà effetti concreti sull’organizzazione del gruppo. Il dato più immediato riguarda il personale: il piano prevede una riduzione di circa il 10% della forza lavoro europea, pari a 900 posizioni sulle 9.300 attualmente attive.
Nissan ha confermato un riassetto delle attività nella regione
La decisione rientra nel programma Re:Nissan, pensato per riportare il costruttore su basi più solide in un momento complesso per l’industria automobilistica. Il settore corre, cambia, impone scelte rapide. La transizione elettrica richiede investimenti importanti, la concorrenza si fa più intensa e la domanda resta difficile da leggere. In questo contesto, Nissan punta a diventare più snella, più efficiente e più pronta a reagire ai movimenti del mercato.
Il confronto con i dipendenti europei è già iniziato. L’obiettivo dichiarato è semplificare le strutture interne, ridurre la complessità e costruire un’organizzazione più sostenibile nel lungo periodo. In questa prima fase, i tagli riguardano soprattutto le attività d’ufficio. Il riassetto, però, non si limiterà alla parte amministrativa: nel piano rientrano anche le aree industriali e logistiche.
Il punto più osservato resta lo stabilimento di Sunderland nel Regno Unito. È uno dei siti produttivi più importanti per Nissan in Europa e da anni rappresenta un riferimento per la presenza industriale del marchio nel continente. Da qui escono modelli centrali come Qashqai, Juke e Leaf, vetture che hanno avuto un ruolo significativo nella strategia europea della Casa giapponese.
Proprio a Sunderland, Nissan ha comunicato ai rappresentanti dei lavoratori l’intenzione di accorpare le due linee di montaggio oggi operative, passando a una sola linea produttiva. Una scelta rilevante, anche se nell’immediato non dovrebbe comportare nuovi licenziamenti tra i circa 6.000 addetti della fabbrica. Il sito, del resto, aveva già registrato lo scorso anno una riduzione di 250 unità.
Il motivo della decisione va cercato nei numeri della produzione. Sunderland lavora oggi a circa il 50% della propria capacità. È un livello basso per un impianto di queste dimensioni, soprattutto se si guarda alla sostenibilità economica nel medio e lungo periodo. Ridurre le linee significa quindi adeguare la struttura ai volumi attuali, contenere i costi e rendere la fabbrica più efficiente.
Ma questa riorganizzazione potrebbe anche aprire uno scenario diverso. Negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni su un possibile accordo con Chery, gruppo cinese proprietario dei marchi Omoda e Jaecoo, in forte crescita sul mercato britannico. Al momento non ci sono annunci ufficiali, ma alcune testate inglesi indicano come possibile un’intesa nei prossimi mesi.

L’ipotesi è interessante perché un utilizzo condiviso degli spazi produttivi aiuterebbe Nissan a sfruttare meglio la capacità disponibile a Sunderland. In altre parole, l’accorpamento delle linee potrebbe liberare spazio e rendere l’impianto più flessibile. Lo stesso portavoce della Casa ha lasciato intendere che la riorganizzazione serve anche a valutare nuove opportunità per garantire il pieno utilizzo della fabbrica.
Il piano europeo, però, non riguarda soltanto il Regno Unito. Nissan interverrà anche su altre strutture, a partire dal magazzino ricambi di Barcellona, per il quale è prevista una chiusura parziale. Cambierà inoltre la gestione dei mercati del Nord Europa: le filiali locali saranno liquidate e le attività verranno affidate a partner commerciali esterni. È una soluzione già adottata in Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania. Nel complesso, la ristrutturazione conferma la volontà di Nissan di ridurre i costi fissi e concentrare le risorse sulle aree considerate più strategiche.
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