Prezzi benzina, l’Unione Europea frena: no a interventi che pesano sui conti pubblici
Itkonen (portavoce Commissione Ue): "Le misure nazionali non devono portare all'inflazione e ad un aumento del deficit"
Mentre nella notte è arrivato l’annuncio della tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran con l’obiettivo di arrivare ad un accordo di pace che, tra le altre cose, possa far rientrare la crisi energetica, riportando i prezzi di petrolio e carburanti al livello antecedente l’inizio della guerra in Medio Oriente, l’Unione Europa avvisa gli Stati membri sull’utilizzo di misure governative per calmierare i prezzi di benzina e gasolio, come per esempio ha fatto l’Italia con il taglio delle accise di circa 25 centesimi al litro che, a meno di ulteriori proroghe, sarà in vigore fino al 1° maggio 2026.
Misure degli Stati Ue non devono portare a inflazione e un aumento del deficit
“I provvedimenti nazionali contro il caro carburante non devono peggiorare i conti pubblici“, è ciò che ha affermato Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione Europea, durante un briefing con la stampa a Bruxelles. Contro il caro carburante – ha detto la Itkonen – “le eventuali misure nazionali non devono portare all’inflazione, a un aumento del deficit, ed è nostro compiuto come Commissione Europea vigilare affinché ogni iniziativa presa dagli Stati membri sia coordinata”.
Le parole della portavoce della Commissione Ue, che ha ribadito come “ogni misura adottata dagli Stati membri per fronteggiare l’alto prezzo dei carburanti deve essere rigorosamente coordinata a livello europeo”, suonano come un chiaro e netto segnale di chiusura rispetto a quanto paventato qualche giorno fa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Le parole di Giorgetti che invitava l’Ue ad una riflessione
In occasione dell’annuncio della proroga del taglio delle accise fino al 1° maggio, che ha previsto un impiego di risorse pubbliche di 500 milioni di euro, Giorgetti, sottolineando come la misura rappresenti una “soluzione tampone”, aveva fatto accenno alla possibilità, nel caso in cui la crisi energetica internazionale si protraesse ancora, che l’Unione Europea avrebbe dovuto iniziare a valutare la possibilità di concedere una deroga sui vincoli di bilancio degli Stati membri, permettendo di sforare il 3% del deficit. Un eventualità che, stando alle dichiarazioni di Itkonen, a Bruxelles non prendono lontanamente in considerazione, ribadendo ancora una volta la priorità assoluta della stabilità dei conti pubblici.
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