Recovery Plan e mobilità elettrica: l’Italia è già in ritardo sul target fissato per il 2030

Obiettivo sei milioni di elettriche difficilmente raggiungibile

Recovery Plan e mobilità elettrica: l’Italia è già in ritardo sul target fissato per il 2030

Sei milioni di veicoli elettrici nel parco circolante italiano entro il 2030, è questo l’obiettivo, oltremodo ambizioso, che è stato fissato sul fronte della mobilità elettrica, all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il programma di investimenti e riforme elaborato dal governo Draghi per consentire all’Italia di accedere agli oltre 200 milioni di euro del Recovery Fund varato dalla Commissione europea.

Il target di sei milioni di elettriche al 2030, ereditato dal precedente Pniec (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), appare però al momento quasi irraggiungibile. Prendendo in esame la situazione attuale, l’Italia è già in fortissimo ritardo, con un gap che non potrà essere colmato se il ritmo di crescita delle elettriche nei prossimi anni rimarrà quello attuale. Discorso che non cambia se all’elettriche si sommano pure le ibride plug-in. 

Ritmo di crescita lento per centrare l’obiettivo

A confermare il ritardo dell’Italia sono i dati forniti da una ricerca condotta dal think tank The European House – Ambrosetti per conto di BMW Italia. Al 30 giugno scorso in Europa si contavano 2,9 milioni di veicoli ricaricabili, ovvero il quadruplo rispetto ai 700.000 di tre anni fa. L’Italia cresce a ritmi ancora più significativi, pari a 7,5 volte in tre anni: da 13.246 a 99.519 nel 2020. Un trend che sta proseguendo anche nel 2021 ma che comunque non permette al parco complessivo di avvicinare gli altri principali mercati europei, come Germania, Francia, Regno Unito e Olanda, con la situazione italiana che si allinea a quella della Spagna, altro Paese in ritardo sulla diffusione della mobilità elettrica. 

Nello studio viene delineato il ritmo di cresciti con gli obiettivi intermedi necessari a raggiungere il target fissato per il 2030. Una tabella di marcia che già nel 2020 vede l’Italia con un ritardo di 107.000 unità rispetto alla tabella di marcia che consentirebbe quantomeno di sfiorare il traguardo. Quadro che non cambia nel 2021, le cui stime farebbero chiudere l’anno con quasi 100.000 veicoli in meno rispetto allo scenario di riferimento. 

Di questo passo, avverte l’indagine, per colmare i ritardi accumulati nel triennio 2019-2021, nel 2022 dovrebbe essere vendute 300.000 auto elettriche, 1,5 volte il totale delle vendite effettuate nel triennio 2019-2021. Un cambio di passo difficile da poter concretizzarsi, anche considerando l’attuale crisi del mercato, e che sarà complicato da supportare anche qualora il governo deciderà di continuare a sostenere l’attuale sistema di incentivi. 

Ritardi anche nelle infrastrutture 

I ritardi dell’Italia sul fronte della mobilità elettrica non sono solo in termini di veicoli circolanti, ma anche sulle infrastrutture. La ricerca sottolinea come nel Belpaese si è arrivati a 19.324 punti di ricarica nel 2020, con un +137,3% medio annuo dal 2018. Alla luce di ciò, le infrastrutture tengono il passo delle immatricolazioni, con un rapporto tra veicoli ibridi e punti di ricarica pari a 7, più alto solo dei Paesi Bassi (4), ma meglio di Germania (18), Spagna (15) e Regno Unito (14). Tuttavia, si tratta di un valore relativo conseguenza della minor diffusione di auto elettriche in Italia. 

Il peso del tasso di ricambio sulla riduzione delle emissioni di CO2

C’è poi la questione del tasso di ricambio, una leva che sarebbe utile per accelerare ulteriormente la riduzione delle emissioni di CO2 da trasporto su strada. L’Italia, sottolinea lo studio, è dal 2007 che non riesce a tornare a valori superiori al 7% del rinnovo annuo, percentuale scesa sotto il 4% nel triennio 2012-2014 e al 4,8% nel periodo 2015-2019. Incrementare il tasso di ricambio significherebbe svecchiare il parco auto circolante e ridurre di conseguenza le emissioni: se nel periodo 2021-2030 si raggiungesse un tasso di cambio del 6,7%, tornando ai livelli del periodo 2005-2009, l’Italia ridurrebbe le emissioni di CO2 di 4,6 milioni di tonnellate incrementali, ovvero il 4,8% del totale delle emissioni da trasporto su strada del 2019. 

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