DS19 1955-1975, la storia della berlina che diventò un’icona mondiale
La casa francese inaugura “Storie DS”, un ciclo di dieci incontri dedicati a curiosità, aneddoti sulla mitica berlina
Dal 1955 al 1975, la DS non fu semplicemente un’automobile. Fu un oggetto culturale, un manifesto tecnico, una dichiarazione di stile capace di attraversare epoche, classi sociali e linguaggi diversi. DS Automobiles torna oggi su quella storia con “Storie DS”, un ciclo di dieci incontri dedicati a curiosità, aneddoti, eventi socioculturali e valori progettuali che hanno definito l’identità del marchio francese.
La presentazione di DS19 fu il secondo evento al mondo per rilevanza mediatica
Tutto comincia a Parigi, nell’ottobre del 1955. Prima ancora della presentazione ufficiale al Salone dell’Auto, la DS19 si trova già al centro dell’attenzione mediatica. Davanti agli obiettivi di Paris-Match, accanto alla nuova vettura Citroën, compare Gina Lollobrigida, una delle attrici italiane più amate anche dal pubblico francese. Due “dee” nello stesso scatto: da una parte il cinema, dall’altra un’auto destinata a cambiare per sempre il modo di intendere la berlina moderna.
Il 4 ottobre la DS19 viene mostrata in anteprima ai principali costruttori francesi. La reazione è indicativa del suo impatto: troppo moderna, troppo costosa, ma anche avanti di almeno dieci anni rispetto alla concorrenza. Il giorno successivo tocca ai concessionari Citroën, riuniti al teatro Marigny. Il racconto assume subito i contorni della leggenda: Bernard Mauger, concessionario di Dreux, torna di corsa nella sua città e, mostrando il catalogo ai clienti, riesce a vendere cinquanta DS19 in poche ore.

Il 6 ottobre 1955 la DS19 entra ufficialmente nella storia. Alle otto del mattino alcuni esemplari circolano per la prima volta nel traffico parigino; poco dopo venti vetture destinate ai test dei giornalisti si fermano davanti ai licei della città, attirando l’attenzione degli studenti. Alle nove si aprono le porte del Salone di Parigi: sullo stand Citroën, una DS19 color giallo champagne con tetto melanzana ruota su una piattaforma protetta da una ringhiera bianca.
La risposta del pubblico è immediata. In appena quarantacinque minuti vengono firmati 749 contratti, ciascuno con un anticipo di 80.000 franchi. Il prezzo di lancio è fissato a 940.000 franchi, ma questo non frena l’entusiasmo. A fine Salone gli ordini saranno 80.000, con anticipi complessivi per 6,4 miliardi di franchi. Non è solo un successo commerciale: secondo il comunicato, nel decennio 1950-1960 la presentazione della DS19 fu il secondo evento al mondo per rilevanza mediatica, dietro soltanto alla morte di Stalin.
Quel clamore attirò anche Roland Barthes, che dedicò alla vettura il celebre saggio “La Nouvelle Citroën”. La DS veniva letta non solo come mezzo di trasporto, ma come simbolo, quasi un oggetto mitologico. Non a caso il nome stesso, pronunciato in francese, richiamava la parola “déesse”, dea. Nel 1956 arrivò la ID19, versione più semplice e accessibile della DS. Anche in questo caso il gioco linguistico era centrale: ID, pronunciato in francese, diventava “idée”, idea. Meno sofisticata negli allestimenti e nella meccanica, con cambio manuale al posto del semiautomatico della DS, la ID ampliò il pubblico potenziale della gamma senza tradirne il fascino.
Negli anni successivi, la famiglia DS si allargò. Dalle prime DS19 si arrivò alla DS23 a iniezione elettronica, passando per le DS21, le versioni Break, Familiale e Commerciale, fino alle ambulanze e alle affascinanti Décapotable, sia “usine” sia firmate Chapron. La DS fu auto di capi di Stato, attori, intellettuali, famiglie e persino figli dei fiori. Salvò anche la vita al generale De Gaulle nell’attentato di Petit-Clamart, rafforzando ulteriormente il proprio mito.

Il riconoscimento non fu solo popolare. Nel 1957, esposta alla Triennale di Milano, la DS ricevette il “diploma di gran merito” come opera d’arte industriale. Anche nelle competizioni seppe lasciare il segno, con vittorie in prove durissime come Londra-Sydney, East African Safari e Critérium Neige et Glace.
La produzione terminò ufficialmente il 24 aprile 1975, dopo circa un milione e mezzo di esemplari venduti. La crisi economica e petrolifera contribuì alla fine di molte grandi vetture di lusso, inclusa la DS. Ma vent’anni erano bastati per trasformarla in qualcosa di più di un’auto: una leggenda su ruote, ancora oggi capace di raccontare cosa significhi unire eleganza, innovazione e coraggio progettuale.

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