DS19: la Dea che cambiò per sempre la storia dell’automobile

Design italiano dello stilista Flaminio Bertoni

Ci sono auto che segnano un’epoca e altre che sembrano arrivare direttamente dal futuro. La Citroën DS19 appartiene alla seconda categoria. Quando venne presentata al Salone di Parigi del 1955, il pubblico capì subito di trovarsi davanti a qualcosa di mai visto prima. Non era soltanto una nuova ammiraglia: era una vera rivoluzione su quattro ruote.

La DS19 fu presentata al Salone dell’Auto di Parigi nell’ottobre 1955

Gli appassionati del marchio lo direbbero senza esitazione: nella storia dell’automobile, poche vetture possono avvicinarsi alla DS per innovazione, tecnologia e qualità stradali. Alla sua presentazione, la “Dea” portava con sé soluzioni tecniche che avrebbero fatto scuola per decenni. Fu la prima auto al mondo prodotta in serie con freni a disco, dopo che Jaguar li aveva utilizzati pochi mesi prima a Le Mans su un prototipo da competizione. Fu inoltre la prima auto europea con servosterzo e freni a disco anteriori di serie.

Ma il vero elemento distintivo della DS19 era la sospensione idropneumatica autolivellante, una tecnologia capace di garantire comfort, stabilità e un comportamento stradale allora impensabile. A questa si aggiungevano cambio e frizione servoassistiti, gestiti dallo stesso circuito. Un insieme di soluzioni che rendeva la DS non solo avanzata, ma quasi aliena rispetto alle concorrenti dell’epoca.

Il successo fu immediato. Nel giorno della presentazione al Salone di Parigi furono raccolti 12.000 ordini, di cui 749 nei primi quarantacinque minuti. Alla fine del Salon, gli ordini erano già saliti a 80.000. Numeri straordinari, che raccontano meglio di qualsiasi commento l’impatto avuto dalla DS sul pubblico. Nel corso della sua carriera, la vettura sarebbe stata prodotta e venduta in circa un milione e mezzo di esemplari, raggiungendo ogni angolo del mondo: dal Giappone agli Stati Uniti, dal Sud Africa fino all’Unione Sovietica.

DS19: la Dea che cambiò per sempre la storia dell’automobile

La DS19 divenne anche un simbolo politico, culturale e cinematografico. Fu l’auto di Charles de Gaulle, che la trasformò in una vera bandiera della Francia moderna. Ma conquistò anche artisti, registi e divi del cinema. Orson Welles ne possedeva una, mentre Francis Ford Coppola ha mantenuto negli anni un forte legame con le sue berline DS, utilizzate ancora oggi tra i viali degli studios di Hollywood.

Dietro la sua linea inconfondibile c’era il talento di Flaminio Bertoni, designer e scultore italiano nato a Varese nel 1903. Bertoni arrivò per la prima volta da André Citroën nel 1925, presentando un brevetto per un saliscendi pneumatico dei finestrini. Nonostante un francese tutt’altro che perfetto, venne assunto e iniziò così il suo rapporto con il Double Chevron.

Dopo un periodo in Italia, tornò in Francia nel 1931 e fu nuovamente accolto in Citroën. Il suo compito era modernizzare lo stile delle vetture del marchio, ancora molto influenzato dalla scuola americana. Il primo grande risultato fu la Traction Avant, modellata nella creta e ispirata all’eleganza di un cigno. Poi arrivò la 2CV, scolpita in legno e gesso, capace di unire essenzialità e funzionalità.

Il progetto più importante della sua carriera, però, fu la VGD, “Voiture Grand Diffusion”, destinata a diventare la DS. La direttiva era chiara: partire da un foglio bianco. Bertoni immaginò un’auto ispirata alla forma di un pesce, leggera, aerodinamica, luminosa e filante. Il risultato fu una carrozzeria rivoluzionaria, firmata insieme all’ingegner André Lefebvre, che fissò le linee guida tecniche del progetto.

Anche il nome DS19 contribuì al mito. Pronunciato in francese, suona come “Déesse”, cioè “Dea”. Una scelta perfetta per un’auto che sembrava davvero superiore a tutto ciò che circolava sulle strade degli anni Cinquanta. Prima si era pensato a “Gazelle”, per evocare leggerezza e potenza, ma DS si rivelò un nome-manifesto, elegante e immediato.

DS19: la Dea che cambiò per sempre la storia dell’automobile

Curiosa anche la storia della plancia della DS19. A pochi mesi dal lancio, l’auto non aveva ancora un cruscotto definitivo. Citroën affidò allora il compito a Robert Michel, professore della scuola Boulle di Parigi, noto per uno stile classico. Bertoni, però, non si arrese. Durante la presentazione del progetto di Michel, estrasse dalla propria borsa una plancia completamente diversa: moderna, leggera, colorata, perfettamente coerente con le forme esterne della vettura.

La proposta fu accettata all’unanimità. Realizzata in nylon, lunga un metro e mezzo e pesante meno di 750 grammi, quella plancia era il più grande oggetto industriale in nylon stampato in un solo pezzo. Era anche pensata per la sicurezza: leggera e collassabile in caso d’urto. Così, a pochi giorni dal Salone di Parigi dell’ottobre 1955, la Dea era finalmente pronta. E quando apparve davanti al pubblico, non si limitò a presentare una nuova automobile: cambiò per sempre il modo di immaginare il futuro della mobilità.

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