Flotte aziendali, il fisco resta un freno: avanza l’elettrico, telematica ancora sotto utilizzata
Fleet Motor Day, edizione record: 380 fleet e mobility manager e 65 brand
La mobilità aziendale in Italia sta cambiando, e anche velocemente. Ma se da una parte cresce la spinta verso l’elettrificazione dei parchi auto, dall’altra restano ancora nodi importanti da sciogliere: una fiscalità percepita come sempre più complessa, una telematica ancora poco sfruttata e un quadro normativo che, secondo gli operatori, fatica a stare al passo con l’evoluzione del settore delle flotte aziendali. È questa, in sintesi, la fotografia emersa dalla instant survey presentata nel corso della dodicesima edizione del Fleet Motor Day, l’appuntamento annuale dedicato ai gestori delle flotte aziendali andato in scena a Roma e all’autodromo di Vallelunga.
Flotte aziendali, il fisco frena il rinnovo
Lo studio, realizzato coinvolgendo 48 fleet e mobility manager di grandi aziende per un totale di 82.873 veicoli gestiti, ha cercato di misurare tre aspetti chiave: l’impatto delle norme fiscali sulle scelte aziendali, il livello di diffusione della telematica e lo stato dell’elettrificazione delle flotte. Il risultato è un quadro articolato, in cui convivono segnali incoraggianti e criticità ancora molto evidenti.
Il primo tema emerso con forza riguarda il fisco, indicato come uno dei principali ostacoli a una gestione efficiente delle flotte. La complessità della normativa italiana continua infatti a rappresentare un freno per chi deve programmare gli acquisti, calcolare i costi e gestire l’assegnazione dei veicoli. In particolare, l’introduzione dei nuovi fringe benefit ha generato non poche difficoltà interpretative. Più di quattro fleet manager su dieci indicano nel calcolo del “valore normale” una delle principali aree di incertezza, soprattutto dopo il passaggio alle nuove aliquote. Tra le altre criticità segnalate emergono le riassegnazioni dei veicoli, indicate dal 32% dei rispondenti, e la gestione delle ricariche domestiche per le auto elettriche, citata dal 28%, con il problema di una doppia tassazione che continua a suscitare perplessità.
Accanto al tema fiscale, la survey evidenzia però anche una trasformazione ormai in corso: l’elettrificazione delle flotte aziendali non è più una semplice ipotesi, ma una tendenza concreta. Il 71% delle aziende coinvolte dichiara di aver già introdotto in modo significativo veicoli elettrificati nella propria flotta. Un altro 6% procede con maggiore cautela, mentre il 23% non prevede di farlo nel breve periodo. A spingere verso questa scelta non ci sono solo ragioni ambientali, ma anche valutazioni economiche e strategiche. Il 38% dei rispondenti indica come principale leva le motivazioni ambientali, il 37% fa riferimento agli incentivi fiscali e il 24% lega la transizione agli obiettivi ESG.
Eppure, anche su questo fronte non mancano le contraddizioni. Una delle più evidenti riguarda il trattamento fiscale delle motorizzazioni full hybrid, che l’attuale sistema continua a equiparare a benzina e diesel. Una scelta che, secondo il 54% dei fleet manager intervistati, andrebbe rivista per rendere il percorso verso la decarbonizzazione più realistico ed efficace. Il messaggio che emerge è piuttosto chiaro: la volontà di cambiare c’è, ma servono strumenti normativi più coerenti per accompagnare davvero la transizione.
Un altro capitolo centrale dello studio riguarda la telematica, considerata da molti un asset strategico per aumentare efficienza, sicurezza e controllo dei costi, ma ancora oggi sfruttata solo in parte. Il 19% delle aziende dichiara di utilizzare questi sistemi per i benefici economici che possono generare, mentre in altri casi la telematica viene attivata soltanto in situazioni particolari, come incidenti o furti.
Il 43% non la adotta soprattutto per questioni legate alla privacy e ai rapporti sindacali, mentre il 24% individua nei costi il principale ostacolo. Il potenziale, dunque, è ampio, ma resta inespresso. In prospettiva, secondo diversi fleet manager, anche l’intelligenza artificiale potrebbe favorire una diffusione più ampia, aiutando sia a contenere i costi sia a leggere in modo più efficace la mole di dati raccolti.
Il Fleet Motor Day 2026 ha confermato il peso crescente di questi temi anche dal punto di vista della partecipazione. L’edizione di quest’anno ha fatto registrare numeri record: 380 fleet e mobility manager presenti, oltre 980 partecipanti complessivi, 1.185 test drive effettuati su 200 vetture di 65 brand automobilistici e 3.660 minuti dedicati agli incontri one-to-one nella Business Lounge. Numeri che raccontano un interesse sempre più forte per un settore in cui le decisioni d’acquisto stanno assumendo un valore strategico ben oltre la semplice gestione dell’auto aziendale.
Nel corso dei talk della prima giornata, i rappresentanti delle associazioni di categoria hanno sottolineato con chiarezza la necessità di un quadro più stabile e coerente. Giuseppe Benincasa, direttore di ANIASA, ha osservato che “sempre più aziende e cittadini scelgono di usare l’auto anziché acquistarla”, evidenziando la necessità di una normativa specifica e unitaria per il settore, con particolare attenzione al tema fiscale. Secondo Benincasa, per le imprese italiane serve “un quadro fiscale più equo, in linea con gli standard europei e soprattutto stabile nel tempo”.

Sulla stessa linea anche Federico Di Paola, presidente di Best Mobility, secondo cui “le aziende possono essere il vero motore dell’elettrificazione della mobilità in Italia”. Ma perché questo accada davvero, ha spiegato, servono regole più stabili e coerenti, capaci di accompagnare investimenti di lungo periodo in un contesto ancora appesantito da carenze infrastrutturali, costi elevati e incertezza di mercato.
Andrea Cardinali, direttore generale di UNRAE, ha infine ricordato che “il 2026 mostra segnali positivi, ma il contesto resta fragile”, sottolineando come una revisione della deducibilità delle auto a uso promiscuo e pool potrebbe generare oltre 100.000 nuove immatricolazioni a basse e zero emissioni. Una leva che, secondo UNRAE, sarebbe più efficiente di molti incentivi tradizionali.
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