Stellantis riscopre le balestre: un brevetto guarda al passato per innovare il futuro
Stellantis sorprende depositando un brevetto che riporta al centro dell’attenzione una soluzione tecnica considerata superata
In un’epoca dominata da sospensioni multilink sofisticate e sistemi elettronici sempre più complessi, Stellantis sorprende depositando un brevetto che riporta al centro dell’attenzione una soluzione tecnica considerata superata: le balestre. Un’idea controcorrente che punta a reinterpretare un componente storico dell’automotive in chiave moderna, applicandolo potenzialmente anche alle auto passeggeri.
Un’idea controcorrente nell’ultimo brevetto di Stellantis
La proposta arriva dall’area francese del gruppo, storicamente incline a soluzioni tecniche fuori dagli schemi. Basti pensare alle sospensioni idropneumatiche della Citroen DS o alle celebri molle in gomma della Citroen 2CV, esempi di un approccio ingegneristico anticonvenzionale che ha segnato la storia dell’automobile europea.
Le balestre sono molle piatte in acciaio curvato, sovrapposte in un pacchetto che sostiene l’assale. Economiche, robuste e semplici da manutenere, sono ancora oggi impiegate su semirimorchi e treni. Il loro limite storico, però, è sempre stato il comfort: escursione ridotta, risposta rigida e trasmissione diretta delle asperità del manto stradale all’abitacolo.
Secondo quanto descritto nel brevetto, Stellantis avrebbe sviluppato un sistema capace di superare proprio questo limite. Il nuovo schema prevede un ancoraggio con slot a forma di T: il perno che collega la balestra al telaio non è fisso, ma può scorrere verso l’alto e, in quella posizione, muoversi longitudinalmente. Il movimento è controllato da una seconda lamina sottile inserita nello slot. Quando il carico supera una determinata soglia, il perno si solleva e la balestra principale ottiene circa 2,5 centimetri di escursione aggiuntiva rispetto a una configurazione tradizionale.
Il sistema è a montaggio longitudinale e non va confuso con le molle trasversali adottate in passato, ad esempio, dalla Chevrolet Corvette C7 o dalla Volvo XC90. L’assenza di bracci superiori e inferiori consente una struttura più semplice e potenzialmente meno costosa. Resta da capire se questa soluzione arriverà davvero su un modello di serie o rimarrà un esercizio di ingegneria sperimentale. Il brevetto, per ora, racconta una visione alternativa del futuro dell’auto.
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