Audi porta le nuove generazioni al centro della Milano Design Week
L’hub milanese dei quattro anelli presso Portrait Milano ha ospitato Origin Student Program
In occasione della Milano Design Week, Audi ha confermato il proprio ruolo tra i protagonisti del FuoriSalone con un programma di appuntamenti che ha unito design, innovazione, tecnologia ed emozione. Per il quarto anno consecutivo, il Marchio dei quattro anelli ha scelto gli spazi di Portrait Milano, nella Piazza del Quadrilatero in Corso Venezia, trasformandoli in un hub di confronto multidisciplinare dedicato al significato contemporaneo del progetto.
L’hub milanese di Audi presso Portrait Milano ha ospitato Origin Student Program
Al centro della presenza Audi c’è stata l’installazione “Origin”, firmata da Zaha Hadid Architects e realizzata nell’ambito della mostra-evento INTERNI Materiae. Un’opera pensata per indagare il rapporto tra materia, forma e percezione, inserita in un percorso più ampio in cui il design non è stato raccontato soltanto come estetica, ma come strumento culturale per interpretare il presente e immaginare il futuro.
Accanto all’installazione, Audi ha portato a Milano anche due anteprime nazionali di forte impatto: Audi RS 5 e Audi Revolut F1 Team R26. Due espressioni diverse della tecnologia ibrida, dalla strada al motorsport, accomunate dalla stessa ricerca di prestazione, efficienza e precisione. Da un lato il primo modello plug-in firmato Audi Sport, dall’altro la monoposto che anticipa l’ingresso del brand nel mondo della Formula 1.
Dal 22 al 25 aprile, gli spazi Audi hanno ospitato l’Origin Student Program, un ciclo di incontri dedicato a studenti e giovani progettisti. Il format, sviluppato con INTERNI e inaugurato da Gilda Bojardi, Direttrice della testata, ha aperto un dialogo sul ruolo del design in un mondo sempre più veloce, complesso e attraversato da trasformazioni profonde.
Il primo appuntamento, “Design in an age of acceleration”, ha visto protagonista Francesco Zurlo, Preside della Scuola del Design del Politecnico di Milano. Al centro del talk, il ruolo del designer nell’epoca dell’accelerazione. Il punto non è soltanto progettare più rapidamente, ma comprendere il contesto in cui il progetto nasce. La qualità, è emerso dall’incontro, non può essere ridotta alla velocità fine a se stessa: deve invece recuperare profondità, cultura e radici umanistiche.
Il 23 aprile, con “Clarity over noise”, Davide Rampello, Direttore Creativo di Rampello&Partners e docente universitario presso IULM, ha dialogato con Michele Pasca di Magliano, Direttore di Zaha Hadid Architects e autore dell’installazione “Origin”. Il confronto si è concentrato sul rapporto tra superfluo ed essenziale. Progettare, in questa prospettiva, significa distillare la complessità e renderla leggibile. “Origin” è stata raccontata come un “moment of clarity”, un’esperienza al tempo stesso individuale e collettiva, costruita attraverso una sottrazione consapevole.

Il giorno successivo, l’incontro “Governing Speed” ha portato a Portrait Milano Riccardo Balbo, architetto e Direttore Accademico del Gruppo IED, insieme a Gabriele Chiave, fondatore e Direttore Creativo di CONTROVENTO. La velocità è stata affrontata non solo come concetto fisico, legato al rapporto tra spazio e tempo, ma anche come scelta culturale. Il messaggio rivolto agli studenti è stato chiaro: saper accelerare è importante, ma altrettanto decisivo è riconoscere il valore della lentezza quando il progetto lo richiede.
Il ciclo si è chiuso il 25 aprile con “Designing what lasts”, alla presenza di Giulio Cappellini, architetto, Direttore Artistico e Brand Ambassador di Istituto Marangoni Milano Design. L’incontro ha analizzato il ruolo di Milano durante la settimana del design, confermandola come luogo unico in cui convivono creatività, industria e artigianato. In un contesto in cui il designer è sempre più chiamato a muoversi tra discipline diverse, la conoscenza dei maestri del passato resta uno strumento essenziale per sviluppare uno sguardo critico.
Il tema del tempo è stato poi approfondito anche nel talk “Alle origini del tempo: la Maison Breguet”, con Emmanuel Breguet, Vice President – Head of Patrimony della storica maison, e Franz Botrè, Direttore di Arbiter. L’incontro ha messo in relazione alta orologeria e automotive, evidenziando valori comuni come qualità, precisione, emozione e capacità di innovare senza perdere il legame con il sapere artigianale.

Le creazioni Breguet, a partire dal celebre tourbillon nato 225 anni fa, raccontano infatti una concezione del tempo che non riguarda solo la misurazione, ma anche la cura necessaria per creare oggetti destinati a durare. Una logica che Audi ha accostato alla propria visione della performance: dietro ogni millesimo di secondo guadagnato in pista, come nel caso della R26, ci sono mesi di lavoro invisibile, rigore tecnico e ricerca continua. La stessa filosofia si ritrova nella nuova RS 5 plug-in, dove la tecnologia ibrida diventa espressione di competenza, pazienza e savoir-faire.
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