Fiat Ritmo: la reinterpretazione moderna di un classico [RENDER]

Un render immagina così una nuova Fiat Ritmo

Fiat Ritmo: la reinterpretazione moderna di un classico [RENDER]

È un render firmato da Antonino Barone a riaccendere i riflettori su un nome che ha segnato la storia dell’automobile italiana: Fiat Ritmo. La creazione digitale immagina una reinterpretazione contemporanea della compatta torinese, proiettandola nell’era elettrica senza tradirne lo spirito originario.

Fiat Ritmo: ecco come potrebbe apparire oggi sul mercato

Nel 1978 la Fiat Ritmo portava Fiat nell’era moderna delle compatte a trazione anteriore: linea audace, paraurti integrati e un carattere che non passava inosservato. In dieci anni ne sono state prodotte oltre due milioni, raccogliendo l’eredità della Fiat 128. Nel 1988 ha lasciato spazio alla Fiat Tipo, chiudendo un capitolo importante del segmento C italiano.

Il render di Barone riprende quell’eredità stilistica e la rielabora in chiave minimalista. Il frontale è dominato da gruppi ottici circolari a LED, un chiaro richiamo alla prima serie, incastonati in una fascia scura che integra una sottile calandra orizzontale. Il logo Fiat, collocato centralmente, dialoga con una firma luminosa moderna che enfatizza l’identità del modello.

Fiat Ritmo: la reinterpretazione moderna di un classico [RENDER]

La fiancata di questa ipotetica, nuova Fiat Ritmo mostra superfici pulite, passaruota marcati e cerchi dal design aerodinamico, suggerendo una vocazione elettrica. Il tetto a contrasto e il montante posteriore massiccio richiamano la compattezza dell’originale, mentre il posteriore adotta una fascia luminosa continua che unisce i gruppi ottici, soluzione oggi tipica del segmento.

Le proporzioni appaiono più muscolose rispetto alla Fiat Ritmo storica, con un assetto rialzato che strizza l’occhio al gusto contemporaneo per i crossover urbani. Allo stesso tempo, dettagli come il nome “Ritmo” integrato nei fari e nella parte bassa del frontale rafforzano il legame con il passato. Si tratta, naturalmente, di un’ipotesi virtuale di un designer indipendente, che però dimostra in maniera piuttosto evidente come un’icona degli anni Ottanta possa essere reinterpretata con coerenza, fondendo memoria storica e linguaggio formale attuale.

 

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