Proposta l’abolizione dell’esenzione e/o riduzione bollo per le auto storiche under 30

Una misura a firma PD, 5 Stelle, Italia Viva che rischia di mettere in ginocchio un intero settore

Una misura miope, che con l'obiettivo di limitare l'inquinamento (quello dovuto alle storiche è pressochè inesistente, visto che percorrono poche migliaia di chilometri l'anno), rischia invero di recare danni incalcolabili all'itero comparto, ed a tutto ciò che ruota attorno ad un settore che comunque, secondo le ultime stime, vale ben 2,5 miliardi di Euro.
Proposta l’abolizione dell’esenzione e/o riduzione bollo per le auto storiche under 30

No. Non bastava dover pagare allo stato per 20 anni una cifra ingente, per il semplice fatto di possedere un’auto, a prescindere che questa faccia 1.000, 10.000 o 100.000 chilometri l’anno. Un’auto che nessuno ti ha “regalato”, e sulla quale al momento dell’acquisto hai già pagato IVA, IPT, accise ad ogni rifornimento etc… Adesso, secondo una proposta che ci lascia francamente basiti, c’è la volontà di alcuni parlamentari di far diventare il bollo auto, in buona sostanza, un vitalizio. Un bollo è per sempre, in altre parole. Anche per le auto storiche che sono invero un “valore” che andrebbe preservato e tutelato nel tempo piuttosto che demonizzato.

Secondo l’emendamento alla delega fiscale (abilmente scovato dai nostri colleghi di Motor1), a firma di Silvia Vono (Italia Viva), Gabriella Di Girolamo (Movimento 5 Stelle), Gianni Pittella e Daniele Manca (Partito Democratico), ci sarebbe infatti la volontà di togliere qualsivoglia esenzione e/o agevolazione del bollo auto per le auto storiche non ancora trentennali, siano esse Ferrari, Porsche, Lamborghini, Alfa Romeo, Lancia o la semplice “Thema” del nonno, gelosamente conservata in garage per motivi affettivi.

Il fatto che l’emendamento sia firmato da 5 Stelle e Partito Democratico, due forze di maggioranza, ne rende tutt’altro che improbabile una sciagurata approvazione…

Una testata giornalistica come la nostra, dovrebbe essere sempre super partes quando si tratta di politica, perché sono temi che non attengono alle nostre pagine.

Ma consentiteci, questa volta, una ferma presa di posizione a tutela del settore auto, ma anche dell’economia del paese. Dietro un provvedimento del genere si cela infatti una miope ideologia ambientalista e un’insensata caccia alle streghe. Penalizzare un intero comparto dietro ragioni “di riduzione dell’inquinamento” distanti anni luce dalla realtà dei fatti, non aiuta né l’ambiente né lo Stato né l’economia. Non aiuta l’ambiente, perché, parliamoci chiaro, le ventennali che comunque per poter fruire dell’agevolazione devono essere di interesse storico, per quanto “potenzialmente” inquinanti, sono nella maggioranza pressoché totalitaria dei casi auto che percorrono non più di 2/3.000 km l’anno, giusto qualche passeggiata domenicale e qualche occasionale raduno. D’altronde, basta guardarvi intorno. Girando dalla mattina alla sera nel centro della vostra città, quante ultra-ventennali vi capita di vedere? Infrasettimanale, su Milano, siamo pronti a scommettere neanche una. Se ne vedete una, è perché si sta recando o in officina, o a fare la revisione.

Un provvedimento del genere, che in nulla aiuterebbe l’ambiente, arrecherebbe invece danni incalcolabili all’economia, mettendo letteralmente in ginocchio un intero comparto che vale, secondo le ultime stime, 2,5 miliardi di Euro. Basti pensare alle concessionarie ed alle carrozzerie specializzate nei restauri, meccanici, ricambisti, fiere di settore, senza dimenticare tutto il “contorno” che muove ognuno delle migliaia di raduni di appassionati che si svolgono ogni fine settimana in giro per l’Italia: alberghi e infinite tavolate nei ristoranti in primis.
Con buona pace di ciò che lo stato guadagna da tutto quanto sopra. Se un appassionato porta la sua Ferrari a fare un tagliando e spende 5.000€ (e gli deve andare bene), sono IVA, IRES, IRAP che lo stato indirettamente incamera grazie a quella stessa “passione” che adesso vuole inesorabilmente mortificare.
Mortificare perché pretendere “vita natural durante” 800/1.000€ l’anno per una 993 o 964 o una “Deltona”, appena divenute trentennali, potrebbe oggettivamente essere un “capriccio” non più sostenibile per gli appassionati, trattandosi di mezzi utilizzati come detto saltuariamente, per poche migliaia di chilometri l’anno o spesso anche meno. Per non parlare delle auto ben più comuni, come le Thema, le 75, le Barchetta, le Fiat Coupé, le Alfa GTV e chi più ne ha più ne metta. Auto di interesse storico e collezionistico con valori di mercato contenuti in poche migliaia di Euro, il cui destino potrebbe fatalmente essere uno soltanto: la pressa.
Azzerare un settore florido come quello delle auto storiche e delle youngtimer, uno dei pochi che fanno segnare costantemente numeri positivi in Italia, comporterebbe peraltro un impoverimento del nostro parco circolante, già dilapidato dall’infelice idea del Superbollo, che per stessa ammissione del MEF è stata una norma controproducente, che piuttosto che generare gettito ne ha invece comportato una fortissima contrazione nonché mancati incassi del comparto e dell’indotto per svariati milioni di Euro. Insomma, dopo aver visto qualche anno fa partire bisarche piene di Porsche, Ferrari, Delta etc.. direzione Germania, Francia, Svizzera, prepariamoci ad un nuovo esodo. Questa volta – dovesse sciaguratamente passare l’emendamento – di proporzioni catastrofiche.
Il povero appassionato italiano sarà costretto a disfarsi della sua amata “storica”, magari comprata con tanti anni di onesto lavoro e sacrifici (vendendola peraltro con una quotazione che giocoforza subirebbe un drastico crollo con l’adozione di una misura del genere). Ed in nostri cugini francesi e tedeschi che continueranno a divertirsi ed “inquinare” con le nostre auto, magari proprio vicino al confine con l’Italia.
Ci auguriamo che con un barlume di ragione e ragionevolezza camera e senato esprimano un voto contrario a tale proposta, e che gli enti preposti tra cui ACI Storico ed ASI facciano sentire la loro voce. Anzi, l’esistenza stessa di questi organismi – e di tutti i posti di lavoro che essi generano – verrebbe messa fortemente a rischio da un provvedimento del genere.

Magari, per chi rottama una storica, potrebbe però essere previsto un bonus per un monopattino elettrico…

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1 commento

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  • giovanni ha detto:

    Se il motivo è l’inquinamento occorre LIMITARNE LA CIRCOLAZIONE, ma da quello che leggo ai BUFFONI CHE ABBIAMO IN PARLAMENTO non interessa l’inquinamento, interessa fare cassa, subito, in modo poco lungimirante.

    Ma sarà un beneficio per le casse di corso respiro in quanto tutto l’indotto che gira attorno all’auto storica diminuirà, portando disoccupazione e meno entrate per lo stato.

    Tempo fa un GENIO mise un superbollo sulle auto con un numero di cavalli superiore a 275, morale: il mercato delle supercar crollò e molti possessori se ne liberarono in fretta e furia vendendola all’estero….e tanto indotto da super tagliandi in meno.

    Se proprio le vogliono tassare le tassino in base al valore commerciale, esistono vari listini (Ruoteclassiche ecc.) su cui basarsi.

    Se invece lo scopo è colpire solo le youngtimer tra i 20 ed i 30 anni il risultato sarà che:
    – parte di coloro che la tengono ferma in garage per motivi affettivi o di passione se ne libereranno a seguito di pressioni familiari (moglie) o economiche (niente più auto, niente più indotto);
    – coloro che l’ultra ventenne ce l’hanno in quanto non possono permettersene una più nuova pagheranno l’intero bollo (avendo così meno soldi per sostituirla) e continueranno a circolare, inquinando.

    Ripeto: BUFFONI E INCOMPENTI

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