Motocross: Intervista a Claudio De Carli

27 Novembre 2007

Team_DeCarli
La sue imprese nella classe 500 si ricordano ancora con piacere, anche perché Claudio De Carli è stato uno dei pochi italiani ad essersi fatto onore nella massima cilindrata del motocross iridato. Una delle sue prestazioni rimaste impresse nell’albo d’oro della specialità è stata la vittoria nel 1987 del GP d’Italia che anticipò di un paio di anni il finale della sua esperienza di atleta durata un decennio.
Una carriera tutta sommato piuttosto breve per un pilota dotato come quello romano, cresciuto professionalmente grazie anche all’aiuto dei genitori che lo hanno sempre aiutato a superare i tanti sacrifici fatti, acuiti dal fatto di risiedere a Roma e quindi di rendere ancora più lunghe e disagiate le trasferte ai GP. L‘esperienza di pilota e la passione per la tecnica lo hanno fatto diventare, una volta appeso il casco al chiodo, uno dei più affermati team manager e preparatori del circus mondiale distintosi inoltre per la sua dote di scopritore di talenti.
Qualità che gli hanno permesso di fregiarsi di tre titoli iridati: uno con Chicco Chiodi (1997) e due con Antonio Cairoli (2005 e 2007), tutti conquistati con moto Yamaha con la quale De Carli è legato da quando ha debuttato come team manager. Dei tre, quello di quest’anno è stato probabilmente quello più scontato. “Lo scorso anno Antonio ha perso il mondiale per una serie di circostanze sfortunate, e la cosa non gli è andata giù. Lo scorso inverno si è quindi impegnato tantissimo e in questa stagione sia noi che lui eravamo molto tranquilli, la situazione è sempre stata sotto controllo e ci ha fatto vivere un sacco di emozioni”.

Quanto è contato in percentuale la squadra per raggiungere il risultato finale?
Molto, anche se è tutto il gruppo che deve funzionare. Noi non siamo in molti, non c’è confusione e quando si deve decidere una cosa ci mettiamo un attimo perché tutti ci rimboccano le maniche. Lavoriamo con molto impegno per raggiungere lo stesso obiettivo, senza mollare mai e cercando di seguire il più possibile da vicino i piloti sia nei momenti brutti che in quelli belli.

Quanto ha invece contribuito la Yamaha YZ250F?
Anche la moto è stata determinante, soprattutto in termini di affidabilità. Se si pensa quante manche abbiamo fatto tra italiano, mondiale, e allenamenti senza mai uno stop tecnico bisogna dare una parte del merito anche al nostro mezzo meccanico visto che in tre anni ci siamo fermati solo in una manche, nel GP d’Inghilterra, oltretutto per un problema banale. Il pilota ha così fiducia e non perde stimoli e concentrazione. Inoltre la nostra moto è stata competitiva su tutte le piste, abbiamo trovato un buon setting che abbiamo mantenuto per tutta la stagione.

Il tuo è un ruolo di routine oppure si evolve continuamente?
Entrambe le cose perché praticamente io sono sempre presente, sia nello sviluppo della moto che quando c’è da preparare il materiale, nella gestione degli sponsor così come quando c’è da guidare il furgone quando magari i meccanici sono occupati e bisogna portare ad allenare i piloti.

Hai ancora qualcosa da imparare?
C’è sempre da studiare, non penso mai di essere arrivato e quindi non sottovaluto mai niente, per cui c’è sempre una ricerca costante ed un lavoro ininterrotto per aggiornarsi continuamente.

Un commento sui tuoi meccanici.
Nazzareno Properzi è con me fin dall’inizio; è il mio braccio destro, ha facoltà di decidere come vuole perché sa come la penso io ed io so come la pensa lui e lui per cui tra noi c’è la massima fiducia. Lino Tesorone è molto bravo, in particolare nella messa a punto del motore. Riccardo Bonafede è il più giovane, ma sta crescendo molto in fretta, sia perché è seguito bene, ma anche perché ha una gran passione. Maurizio Leoni è invece l’ingegnere che ci segue dall’esterno per curare la parte elettronica.

Il tuo rapporto Yamaha è andato sempre andato a gonfie vele?
Sì, ci sono state alcune occasioni nelle quali qualche concorrete si è fatto sotto, ma io la penso un pò all’antica, mi sono sposato con questo marchio e conto di rimanerci sino alla fine. Anche perché la mia prima moto è stata una Yamaha e ormai me la vedo come parte di casa mia.

Il momento più bello di quest’anno?
Ce ne sono stati tanti, tutte le vittorie, la gara esagerata nella MX1, la rimonta incredibile che ha fatto in Svezia, il sorpasso di Pourcel che aveva venti secondi di vantaggio, e poi chiaramente la vittoria del mondiale anche se dentro la mia testa era quasi un po’ scontata visto il notevole margine dei punti che avevamo.

Quale dei tre titoli iridati ti ha dato più soddisfazione?
Quello di Chicco è stato bello perché inaspettato in quanto era reduce da una stagione in 250 piuttosto deludente, lo abbiamo tirato su e si è preso una bella rivincita in quanto sino a quel momento era sempre arrivato secondo. Con Antonio è stato diverso sia per le emozioni che ti fa vivere che per la sua dimostrazione di credere in noi e legarsi a noi per altri tre anni. Il suo primo mondiale è oltretutto arrivato da un ragazzino che ha cominciato a fare il mondiale seriamente con noi, ed è stato il più giovane italiano a diventare campione del mondo. Comunque quando vinci un mondiale la soddisfazione è comunque tanta.

Hai un sogno nel cassetto?
Una volta era quello di vincere un mondiale, ora ne abbiamo vinti tre nella MX2 e quindi ora c’è quello di conquistare tra due anni nella MX1.

Via | Yamaha

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