La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito una sospensione temporanea della vendita delle azioni Chrysler a Fiat S.p.A. Lo ha deliberato il giudice Ruth Bader Ginsburg, senza dichiarare la durata della dilazione. I fondi pensione dello Stato dell’Indiana si sono opposti alla vendita, e presentato il caso all’attenzione dell’Alta Corte. Con l’accordo attuale, i fondi riceverebbero solamente una piccola porzione del denaro dovuto loro da Chrysler. La Corte d’Appello di New York aveva fissato per domenica alle 16 la scadenza per l’intervento della Corte Suprema. Justice Ginsburg ha scritto che la vendita delle azioni “rimane in sospeso”. Non ha però specificato quando il caso sarà riesaminato. Le regole della Corte Suprema permettono al giudice sia di regolare la materia in prima persona, sia di rimetterla all’intero collegio della Corte.
In quelle che appaiono finalmente essere notizie positive per la problematica divisione oeuropea di General Motors sembra non esserci mancanza di offerenti per Opel. Mercoledí il governo tedesco ha ricevuto richieste da tre diversi offerenti che sono intenzionati ad acquistare una quota di Opel. L’offerente che al momento sembra avere maggiori possibilità di successo è Fiat, il cui direttore esecutivo Sergio Marchionne sta cercando di creare uno dei piú grandi colossi automobilistici del mondo rilevando GM Europa, che includerà la divisione svedese Saab e forse persino il marchio Chevy Europe. Fiat ha già annunciato un’alleanza globale con Chrysler, che ha recentemente dichiarato bancarotta. Un’altra parte interessata è la austro-canadese Magna International. Inoltre, anche l’associazione dei rivenditori europei Opel si è fatta avanti con un piano per acquistare una quota del 20% di Opel per 500 milioni di euro.
Il rapporto di amore-odio tra Porsche e Volkswagen pende di nuovo sul piatto “buono” della bilancia, grazie alla ripresa dei negoziati per la fusione. Come abbiamo riportato pochi giorni fa, i colloqui per la fusione tra i due costruttori tedeschi si erano bruscamente interrotti quando Volkswagen ha dichiarato che Porsche mancava di un piano per l’integrazione delle due compagnie. Apparentemente, c’è stato un cambiamento d’umore, ed entrambe le compagnie hanno rilasciato identici comunicati stampa in cui si afferma che essi “compiranno sforzi verso questo obiettivo (la fusione) in modo costruttivo e in reciproco accordo con tutte le parti coinvolte”. Nonostante questo piccolo successo, la fusione incontra ancora numerosi ostacoli incluso l’ingente debito di Porsche di 9 miliardi di euro, e un sindacato dei lavoratori Volkswagen molto arrabbiato che vuole piani dettagliati per la strategia post-fusione.
Dopo Chrysler, anche l’altro grande colosso americano dell’industria automobilistica annuncia la drammatica decisione di chiudere 1.100 rivenditori. General Motors sta ridimensionandosi il piú possibile, sperando di salvare di sé ciò che può e, quando il suo piano per la chiusura dei rivenditori è stato respinto dall’aministrazione Obama a febbraio per non essere abbastanza severo, GM sapeva che avrebbe dovuto ripresentarsi con qualcosa di piú drastico. E non solo per impressionare il proprio benefattore governo USA, ma perché l’avvertimento era stato in mostra per un bel po’ e alla fine il nuovo Presidente Fritz Henderson lo ha dovuto vedere per forza. GM taglierà la sua catena di rivenditori di altri 1.100 fino a raggiungere i 3.600 entro l’anno prossimo. Dai 5.969 rivenditori che aveva alla fine del 2008, una riduzione totale del 40%.
La prevista fusione di Porsche con Volkswagen ha incontrato un ostacolo imprevisto che ha causato un blocco temporaneo delle negoziazioni. Secondo un portavoce di Volkswagen “Abbiamo preso atto che Porsche al momento manca di numerose condizioni per poter portare avanti i colloqui”, incluso un piano che integri le due compagnie. Essenzialmente, gli azionisti Volkswagen sostengono che non c’è abbastanza sinergia tra le due compagnie per arrivare con successo a una fusione stando cosí le cose. Sebbene Porsche si sia rifiutata di commentare, uno dei punti critici riguarda chi andrebbe a guidare la compagnia. Ci sono state pressioni crescenti per nominare a capo della compagnia unificata, l’attuale Presidente Volkswagen, Martin Winterkorn, mossa che non probabilmente non è andata a genio a Porsche.
Sembra che Porsche Automobil Holding SE stia accantonando l’idea di rilevare il Gruppo Volkswagen e cercando un altro tipo di approccio per formare una sorta di fusione con il Gruppo di Wolfsburg. I due costruttori tedeschi hanno formato un gruppo di lavoro al quartier generale Volkswagen di Wolfsburg per studiare i dettagli di una fusione. Il gruppo di lavoro congiunto Volkswagen-Porsche è composto da rappresentati di entrambi i costruttori, cosí come da consigli di lavoratori e dello stato della Bassa Sassonia, dove il Gruppo Volkswagen è di stanza, il quale possiede un 20% di azioni Volkswagen con potere di veto sulle decisioni strategiche.
Mentre a casa propria General Motors cosí come Ford e Chrysler stanno subendo una sconfitta dai costruttori giapponesi nel segmento berline, dall’altra parte dell’oceano, la Opel Insignia di GM ha raggiunto il picco massimo di vendite nel primo trimestre dell’anno, superando tutta la concorrenza nella categoria berline di medie dimensioni. Secondo Opel, sono stati ricevuti piú di 100.000 ordini per la Insignia che è stata incoronata “Auto dell’Anno 2009″ d’Europa. Per mantenere alta la domanda, Opel ha deciso di aggiungere altri tre turni extra a maggio nel suo stabilimento di Rüsselsheim in Germania. “La Insignia sta mostrando un potenziale di conquista molto buono, tutta la fascia dei clienti di marchi classici” ha dichiarato Alain Visser, vicepresidente di Opel per General Motors Europa. “È un simbolo della nostra abilità, di ciò che Opel è capace di fare”.
Audi potrebbe aver trovato un asso nella mancia nel suo tentativo di scalzare BMW e Mercedes-Benz nel mercato Nordamericano. Secondo il periodico britannico Autocar, il costruttore tedesco introdurrà la nuova A3 nel mercato USA nel 2011. In aggiunta alla monovolume, alla cabriolet e alla Sportback, una nuova berlina sarà venduta per la prima volta. La fonte di Autocar ha dichiarato che gli americani sono molto legati al formato quattro-porte, e Audi sta pensando di assecondare quest’aspettativa. La berlina A3 sarebbe lunga all’incirca come una Jetta, e avrebbe l’aspetto di un coupé. Disporrebbe di un maggiore spazio rispetto alla Sportback.
Appena pochi giorni dopo aver concluso l’accordo per rilevare il 20% delle azioni di Chrysler, Fiat è in procinto di annunciare i suoi piani di acquisto di marchi-chiave di GM Europa come Opel, Vauxhall e Saab. Mentre si era avuta notizia in passato del desiderio di Fiat di acquisire Opel, questa è la prima volta che la compagnia ha ufficialmente confermato il proprio interesse nell’acquisizione dei marchi europei di GM. Se un passo del genere dovesse essere effettivamente compiuto, Fiat probabilmente costituirebbe una nuova compagnia che includerebbe i marchi Lancia, Alfa Romeo, Chrysler, Saab, Opel e Vauxhall. Questa plausibile sinergia renderebbe la compagnia il secondo maggior costruttore autombobilistico del mondo, vendendo una quota di 6-7 milioni di veicoli all’anno, e fatturando utili annuali di quasi 80 miliardi di euro.
Buon affare o boccone avvelenato per la Fiat? Nello stesso giorno in cui Chrysler dichiara la sua intenzione di avviarsi verso la procedura di bancarotta, con il pieno supporto e sotto la guida del governo USA, l’indebitato costruttore di Detroit ha anche annunciato il definitivo formarsi dell’alleanza con la non ancora “inguaiata” Fiat, che dal canto suo ha deciso che raccogliere la sfida della Chrysler con l’acqua alla gola è un’opportunità da sfruttare. E sembra una scommessa veramente conveniente dal momento che non deve sborsare niente. Fiat fornirà a Chrysler i modelli e le piattaforme, con la relativa tecnologia per la loro realizzazione, cosí come servizi di gestione e cooperazione finanziaria per quello che inizialmente sarà una quota del 35%, che potrebbe poi raggiungere il 50% fino ad ottenere la piena proprietà in un piú lontano futuro.