BYD punta sull’Europa: gli stabilimenti italiani di Stellantis finiscono sotto i riflettori

La conferma è arrivata direttamente da Stella Li, vicepresidente esecutiva di BYD, in un’intervista rilasciata a Bloomberg

BYD punta sull’Europa: gli stabilimenti italiani di Stellantis finiscono sotto i riflettori

BYD accelera sul fronte europeo e guarda con crescente interesse agli stabilimenti produttivi sottoutilizzati del continente. Il gruppo cinese, ormai tra i protagonisti globali dell’auto elettrica, sarebbe in trattativa con Stellantis e con altri costruttori europei per valutare l’utilizzo o il possibile rilevamento di impianti industriali oggi non sfruttati a pieno regime. Una prospettiva che potrebbe avere riflessi importanti anche per l’Italia, finita nella lista dei Paesi osservati con maggiore attenzione.

BYD valuta nuove opportunità produttive in Europa e guarda anche all’Italia

La conferma è arrivata direttamente da Stella Li, vicepresidente esecutiva di BYD, in un’intervista rilasciata a Bloomberg a margine del Future of the Car Summit organizzato dal Financial Times. “Stiamo parlando non solo con Stellantis, stiamo parlando anche con altre società. Stiamo cercando qualsiasi impianto disponibile in Europa: siamo interessati alla capacità produttiva inutilizzata”, ha spiegato la manager. Li ha inoltre precisato che l’Italia è nella “short list” dei Paesi di interesse e che BYD preferirebbe gestire direttamente eventuali fabbriche, senza ricorrere a joint venture, perché questa formula sarebbe “più facile”.

Il tema è particolarmente delicato per Stellantis, che in Italia deve fare i conti con alcuni siti produttivi in forte sofferenza. Secondo fonti citate dall’agenzia, tra gli stabilimenti che potrebbero rientrare nel perimetro di interesse figurerebbero Cassino e Mirafiori. Due nomi simbolici dell’industria automobilistica italiana, oggi però al centro di una fase complessa.

A Cassino, secondo il rapporto sul primo trimestre 2026 della Fim-Cisl, la produzione si è fermata a 2.916 unità, con un calo del 37,4% e un’attività ridotta a soli 5-6 giorni al mese. Un quadro reso ancora più incerto dall’assenza di una data di lancio per i nuovi modelli Alfa Romeo basati sulla piattaforma Large Bev. Anche Mirafiori vive una situazione difficile: la 500 ibrida, insieme alla versione elettrica, non sembra sufficiente a saturare la capacità dello stabilimento, mentre l’area lasciata libera dalla produzione Maserati resta senza una destinazione definita.

Le dichiarazioni di Stella Li si inseriscono in un contesto più ampio. Sempre al summit del Financial Times, il CEO di Stellantis Antonio Filosa aveva aperto alla possibilità di nuove partnership industriali, “anche con altri” oltre ai cinesi di Leapmotor. Collaborazioni che potrebbero riguardare tecnologia, catena di fornitura e utilizzo della capacità produttiva. Una posizione che conferma come il gruppo sia alla ricerca di soluzioni industriali più flessibili per affrontare una fase di mercato caratterizzata da domanda discontinua, transizione elettrica e pressione sui costi.

Nel radar di BYD potrebbero non esserci soltanto gli stabilimenti. La casa cinese guarda con attenzione anche ad alcuni marchi storici europei in difficoltà. Maserati, che ha chiuso il 2025 con una perdita di quasi 840 milioni di euro, è stata definita da Stella Li “molto interessante”, anche se la manager ha precisato che BYD “non ha intrapreso alcuna azione”. Anche Alfa Romeo potrebbe rappresentare un elemento di interesse, soprattutto considerando il suo legame con il sito di Cassino e il potenziale valore del marchio sui mercati internazionali.

Da parte sua, Stellantis mantiene una linea prudente. Un portavoce del gruppo ha spiegato che l’azienda tiene normalmente discussioni con diversi operatori del settore su vari temi, senza però commentare “speculazioni”. Una posizione comprensibile, soprattutto in una fase in cui ogni ipotesi su stabilimenti e marchi può avere un forte impatto industriale, politico e occupazionale.

Antonio Filosa ha inoltre escluso l’idea di decisioni drastiche sulla cessione dei brand. “Un brand resta perché c’è un cliente che lo vuole”, ha dichiarato, sottolineando che l’uscita da uno o più marchi potrebbe favorire i concorrenti. Il punto, secondo il manager, non è scegliere quanti marchi mantenere, ma trovare il giusto equilibrio tra allocazione efficiente del capitale e strategie specifiche per ciascun brand.

I prossimi dettagli arriveranno all’Investor Day del 21 maggio. Fino ad allora, l’interesse di BYD per la capacità produttiva europea resta uno dei dossier più sensibili dell’industria automobilistica. Per l’Italia potrebbe trasformarsi in un’occasione di rilancio industriale, ma anche in una prova decisiva sulla capacità di attrarre nuovi investimenti senza disperdere competenze, occupazione e identità produttiva.

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