T&E, tassa sugli extraprofitti del petrolio per rilanciare le auto elettriche

T&E chiede un piano europeo di accelerazione della mobilità elettrica

T&E, tassa sugli extraprofitti del petrolio per rilanciare le auto elettriche

Le grandi compagnie petrolifere potrebbero accumulare fino a 37 miliardi di euro di extraprofitti grazie alla spesa per il carburante sostenuta dagli automobilisti europei. A lanciare l’allarme è Transport & Environment, l’organizzazione impegnata sui temi della mobilità sostenibile, secondo cui la crisi energetica aggravata dal conflitto in Medio Oriente rischia di tradursi ancora una volta in un vantaggio per i colossi del petrolio, a discapito di famiglie e imprese.

T&E chiede un piano europeo di accelerazione della mobilità elettrica

Secondo T&E, l’aumento dei costi energetici potrebbe rappresentare un vantaggio enorme per le compagnie petrolifere. Per l’associazione mentre chi usa l’auto ogni giorno si ritrova a spendere di più per fare rifornimento, i grandi gruppi del settore vedono crescere i propri margini. Per questo T&E chiede non solo di tassare questi extraprofitti, ma anche di usare quelle risorse per aiutare l’Europa a ridurre davvero la sua dipendenza dal petrolio.

Nel comunicato, T&E parla di un possibile “guadagno straordinario di 37 miliardi di euro” per le compagnie petrolifere. Una cifra enorme, che secondo l’associazione nasce direttamente dai maggiori esborsi sostenuti dagli automobilisti europei. E proprio qui sta il punto politico sollevato dall’ong: se da una crisi collettiva qualcuno accumula profitti eccezionali, allora quelle risorse dovrebbero essere almeno in parte redistribuite per aiutare i cittadini e accelerare un cambiamento ormai necessario.

Per questo T&E chiede all’Europa una scelta più netta. Non solo una possibile tassazione sugli extraprofitti delle grandi compagnie petrolifere, ma soprattutto un piano capace di ridurre in maniera strutturale la dipendenza dal greggio. Secondo l’organizzazione, l’unico modo per evitare che le famiglie europee continuino a essere ostaggio delle crisi petrolifere è spingere con più decisione sulla mobilità elettrica.

La richiesta è esplicita: serve “un piano europeo di accelerazione della mobilità elettrica, che includa incentivi mirati per il passaggio a veicoli elettrici e camion elettrici”. In altre parole, T&E immagina una strategia che non si limiti a dichiarazioni di principio, ma che metta sul tavolo risorse concrete per accompagnare cittadini e imprese verso soluzioni meno costose da usare e meno esposte alle oscillazioni del mercato energetico.

Nel ragionamento dell’associazione, il nodo è tutto qui: continuare a basare la mobilità quasi interamente sui carburanti fossili significa esporsi ciclicamente agli stessi shock. Ogni crisi internazionale, ogni tensione militare, ogni impennata del prezzo del petrolio si riversa direttamente sulla vita quotidiana delle persone. Al contrario, investire nell’elettrico vorrebbe dire costruire un sistema più stabile, meno vulnerabile e anche più coerente con gli obiettivi climatici europei.

T&E, però, sostiene che finora la risposta di Bruxelles non sia stata all’altezza. “Il piano della Commissione non sostiene la diffusione dei veicoli elettrici in ambiti normativi di precisa competenza europea”, denuncia l’ong. Una critica che punta il dito contro quella che viene percepita come una mancanza di coraggio politico in un settore dove l’Unione europea potrebbe invece esercitare un ruolo decisivo, sia sul fronte degli incentivi sia su quello delle regole per il mercato e per l’industria.

Da qui anche l’invito a non rallentare sull’Automotive Package e a mantenere gli obiettivi di riduzione della CO2 fissati per il 2030 per le case automobilistiche. Per T&E quei target restano fondamentali, perché sono il principale strumento per spingere i costruttori a portare sul mercato modelli elettrici più economici e accessibili. “Quegli obiettivi sono la migliore garanzia dell’arrivo sui mercati di veicoli elettrici più economici”, sottolinea l’organizzazione, convinta che solo così si possa ridurre davvero l’esposizione degli europei alle continue crisi del petrolio.

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