Peugeot Grand Raid: dal trionfo nei rally alla Parigi-Dakar
La storia delle 205 e 405 T16 dominatrici dei rally raid
Peugeot ha sempre avuto nel motorsport uno dei suoi sbocchi naturali. Conquistando successi di prestigio in diverse categorie, in pista e su strada. Tra questi trionfi c’è il rally, dove il marchio del Leone era dominante, in particolare nelle stagioni 1985 e 1986. Il Gruppo B venne però cancellato alla fine della stagione 1986, a causa delle tragedie accadute durante l’annata, così l’iconica 205 T16 trovò una seconda vita in un altro contesto, quello dei rally raid.
Non solo quel modello, ma anche la 405 T16, infatti, vennero trasformate per competere e vincere anche nelle condizioni più estreme, come nella Parigi-Dakar. Sono il simbolo di una straordinaria capacità di adattamento: vetture nate per un contesto estremo che, anziché scomparire, vennero reinventate per affrontarne uno ancora più duro. In questo passaggio, Peugeot contribuì a definire il concetto moderno di prototipo da rally raid, portando nel deserto la sofisticazione tecnica del Gruppo B e aprendo la strada a una nuova generazione di macchine da corsa.
La nascita della 205 T16 Grand Raid
Come dicevamo, tutto nacque dalla decisione della federazione di cancellare il Gruppo B, al termine della tragica stagione 1986. Quelle vetture erano estreme, potenti e difficili da domare, e l’addio a quella categoria lasciò le vetture senza sbocchi per lo sviluppo. Ma, sotto la guida di Jean Todt, Peugeot decise di adattarle ad un altro tipo di competizione, i rally raid. Fu un successo, visto che il marchio del Leone si aggiudicò quattro anni di fila la Parigi-Dakar.

Il motore turbo, capace di oltre 500 CV nelle versioni da rally, venne ridimensionato a circa 380 CV per privilegiare affidabilità e resistenza. Ma fu soprattutto il lavoro su telaio e architettura a segnare la svolta: passo allungato di 33 cm, lunghezza complessiva aumentata, assetto rialzato e serbatoi maggiorati fino a 400 litri. Interventi necessari per affrontare dune, pietraie e lunghissimi tratti ad alta velocità, condizioni per cui la compatta 205 non era stata progettata.
Il progetto si dimostrò subito affidabile ed il debutto nel 1987 fu immediatamente vincente. Ari Vatanen portò la Peugeot 205 T16 Grand Raid al successo alla Parigi-Dakar, dimostrando come una vettura nata per i percorsi tortuosi dei rally europei potesse reinventarsi e dominare nel deserto. Fu una vittoria simbolica, che sancì la continuità tecnica tra l’era del Gruppo B e una nuova frontiera delle competizioni. Il bis arrivò nel 1988 con Juha Kankkunen,
La Peugeot 405 T16 Grand Raid

Nel frattempo, la casa francese si è messa al lavoro per un’evoluzione della vettura e per continuare così a vincere: è stata realizzata la Peugeot 405 T16 Grand Raid. La meccanica restava strettamente derivata dalla 205, ma il telaio venne riprogettato per rispondere ancora meglio alle esigenze specifiche dei rally raid: dimensioni maggiori, carreggiate più ampie, sospensioni a lunga escursione e una distribuzione dei pesi ottimizzata per la stabilità sulle alte velocità.
Anche la carrozzeria, realizzata in materiali compositi come kevlar e fibra di carbonio, contribuiva a contenere il peso e migliorare la resistenza. Il motore 1.9 turbo arrivava a circa 400 CV, rispetto ai 380 della precedente 205, mentre l’aerodinamica veniva affinata con ampie superfici e grandi appendici per garantire stabilità anche nei salti più impegnativi.
Debuttò già nel 1988, mentre la 205 trionfava con Kankkunen. Il primo anno fu sfortunato, ma nelle due edizioni successive si impose: nel 1989 e nel 1990 Ari Vatanen conquistò due vittorie consecutive, dominando la scena e confermando la superiorità del progetto Peugeot, arrivato a quattro trionfi in serie. In quegli anni, la Dakar stava crescendo rapidamente in popolarità e difficoltà, diventando una vetrina globale paragonabile, al Tour de France.
La casa francese è, tuttora, al secondo posto assoluto nelle vittorie di questa iconica corsa, che nel frattempo ha cambiato nome e percorso varie volte. Ha trionfato sette volte (oltre alle quattro citate, ce ne sono state altre tre consecutive dal 2016 al 2018) ed è seconda solamente a Mitsubishi (12 successi), come costruttore nella storia della Dakar. Tutto nacque da quell’idea di non abbandonare il progetto tecnico, dopo la cancellazione del Gruppo B.
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